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Il manifesto “vintage” del generale

Non propone idee sbagliate, propone idee vecchie, recuperate nel fondo dell’armadio del mondo conservatore, in naftalina da più di trent’anni

La corsa a destra per tutelare il gioielliere spinge Vannacci dentro la coalizione

Avete presente Vinted, la piattaforma on line dedica ta all’acquisto e alla vendita di abiti di seconda mano?.Ecco, fatte le debite proporzioni, il partito del generale Vannacci sta alla destra come il succitato marketplace sta alla moda. Non propone idee sbagliate, propone idee vecchie, recuperate nel fondo dell’armadio del mondo conservatore, in naftalina da più di trent’anni. Perché non funzionavano e, soprattutto, meritavano di essere aggiornate. Futuro Nazionale, invece, a dispetto del nome, resuscita l’armamentario ideologico e l’arsenale lessicale di una destra che sembra combaciare con la caricatura che ne faceva la sinistra, quella sinistra che amava fare di ogni erba un fascio. In tutti i sensi. Non recidere le radici non significa guidare con lo sguardo inchiodato allo specchietto retrovisore, altrimenti si finisce fuoristrada. Le X usate come allusioni alla Decima Flottiglia Mas, i richiami costanti alla romanità classica, gli slogan sull’immigrazione, il patriarcato e l’uscita dall’Euro, non sono programmi elettorali ma pose per épater le bourgeois o meglio épater les communistes. E soprattutto sono tutte strade già battute dalle varie destre che negli anni hanno preceduto l’esperimento del generale: vicoli ciechi. Si tratta proprio di quelle idee macchiettistiche e da B movie che Giorgia Meloni ha cancellato diventando la prima premier donna e leader conservatrice in Italia.Idee troppo settarie, poco pragmatiche, poco aggiornate e a tratti massimaliste.Idee che possono aver avuto un valido passato, ma hanno uno scarso avvenire. Hanno, appunto, il sapore del vintage. Negli ultimi anni la galassia di destra, nel senso più ampio del termine, ha avuto un’evoluzione esponenziale, che la ha portata da essere considerata «la voce della fogna» (usando a sproposito il nome della storica e geniale rivista fondata da Marco Tarchi negli anni 70) sino a divenire la voce della maggioranza degli italiani. Futuro Nazionale colleziona consapevolmente gran parte di quei vizi che la destra ha impiegato più di trent’anni a scrollarsi di dosso ed archiviare.E, si badi bene, non per adeguarsi a chissà quale mainstream, ma per vincere.

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