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Sala trova casa al Leonka ma ignora 4.500 famiglie

Nuova sede in tempi record, nulla per le vittime dell'inchiesta urbanistica. Sfrattate le ambulanze

Sala trova casa al Leonka ma ignora 4.500 famiglie
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Della serie le priorità dell'amministrazione milanese di Beppe Sala sono altre... A una settimana esatta dallo sgombero del centro sociale Leoncavallo - all'alba del 21 agosto su iniziativa del ministero dell'Interno, alla pressoché insaputa del sindaco, il Comune di Milano due giorni fa ha "apparecchiato" una delibera ad hoc per l'assegnazione di un capannone comunale abbandonato alla periferia sud est della città, in zona Porto di Mare. Non si era ma vista l'individuazione di una soluzione così veloce per chi era rimasto senza casa: 8 giorni per un bando, con in mezzo un cambio di assessore (l'assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi si è dimesso in seguito all'inchiesta sull'urbanistica per cui la Procura aveva chiesto il suo arresto, con il passaggio di deleghe alla vicesindaco Anna Scavuzzo), e per altro in pieno agosto. In barba alle 4500 famiglie rimaste senza casa proprio per via dell'inchiesta sull'urbanistica milanese, o ancora la Croce verde e la Croce misericordia, tanto per citare alcuni esempi rimaste senza sede.

"Non siamo certo la priorità di questa amministrazione" commenta laconico Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie sospese, che raccoglie tutte quelle persone che avevano comprato sulla carta un appartamento e che sono rimaste senza per via del blocco dei cantieri, il sequestro o la non apertura dei lavori, a fronte della notizia che il Comune ha preparato il bando per il Leoncavallo in una manciata di giorni. "Man mano che il tempo passa aumenta la nostra frustrazione - continua Borsellino - per noi non è stata trovata nessuna soluzione al momento. Ora confidiamo nella convocazione del tavolo in Prefettura che dovrebbe aprire un percorso, quindi vogliamo essere ottimisti e guardare al futuro...".

Ma le Famiglie Sospese non sono gli unici homeless Milano: "Cinque associazioni di primo soccorso, tra cui Croce Verde e Misericordia, attive da oltre quarant'anni sul territorio milanese hanno ricevuto lo sfratto dal Comune, con gli immobili già messi a bando, rischiando non solo di perdere la sede, ma anche la convenzione con il 118 - la denuncia di Silvia Scurati, consigliere della Lega in Lombardia -. È inaccettabile che chi interviene ogni giorno per tutelare vite sia relegato all'ultimo posto tra le priorità della sinistra milanese, che ha tradito la secolare vocazione ambrosiana di sostegno al volontariato. È questa la visione della Milano progressista?".

Nel frattempo nel centrodestra si plaude allo sgombero voluto dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, dopo 31 anni di illegalità e abusivismo, che hanno portato anche alla paradossale condanna del Viminale a risarcire con 3 milioni di euro la proprietà dell'ex cartiera occupata abusivamente ovvero la famiglia Cabassi. Invoca lo sgombero "parallelo" di Casa Pound il segretario lombardo di Forza Italia Alessandro Sorte: "Fossi stato nel ministro avrei sgomberato Leoncavallo e Casa Pound lo stesso giorno. Perché per Forza Italia non esistono occupanti di destra e di sinistra. Chiunque non rispetti le regole va punito" ha dichiarato. Il bando approvato ieri dalla giunta, secondo Sorte "dimostra quanto questa amministrazione sia in tilt. Non si stende il tappeto rosso a chi ha fatto il furbo, a chi non ha mai pagato le tasse.

L'unico risultato del bando è quello di cercare di risolvere i problemi interni alla maggioranza che ha bloccato Milano". Così la Lega, con il segretario Matteo Salvini ha esultato per l'operazione: "Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!".

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