Santo Padre, l'indulgenza per chi soffre in ospedale

Santo Padre, abbiamo ascoltato, nell'introduzione della Messa a Santa Marta, la preoccupazione che ha manifestata, dopo l'adozione di «misure drastiche», affinché i pastori «non lascino solo il Santo popolo fedele di Dio», senza Parola, sacramenti e preghiera.

Sono parole importanti, che giungono nel giorno in cui le porte delle Chiese della Diocesi di Roma sono state dapprima del tutto chiuse, poi riaperte per quelle parrocchiali. Imploriamo S. Santità, in linea con l'esortazione di stamane, perché solleciti i sacerdoti alla vicinanza al popolo di Dio in un momento così difficile, soprattutto alle persone ricoverate in ospedale, e a quelle costrette a restare a casa: per le une e per le altre, e in primis per i moribondi, la prossimità spirituale e il conforto della parola di un sacerdote sono essenziali, non surrogabili dalla pur importante partecipazione alla S. Messa attraverso tv o internet (peraltro preclusa a chi si è in terapia intensiva).

Perché non istituire in ogni ospedale o per ogni parrocchia un numero telefonico dedicato, che permetta ai fedeli che si trovino in queste condizioni di comunicare direttamente col sacerdote in fasce orarie definite? Non è l'equivalente di una confessione, che esige la presenza fisica, ma fa arrivare comunque la parola di un consacrato. Perché non immaginare per il ricoverato o per chi è in quarantena una speciale indulgenza, fissando condizioni alle quali può adempiere dalla stanza di ospedale o dal domicilio? Perché poi non moltiplicare per le vie principali di ogni parrocchia la bella iniziativa già lanciata spontaneamente da qualche sacerdote, di girare da solo benedicendo da fuori con il Santissimo Sacramento le case e chi vi abita?

Fra i pochi esercizi commerciali aperti vi sono le panetterie. Si tratta di far sentire la presenza, insieme col pane materiale, del Pane spirituale, medicina essenziale. Oggi è necessario che qualcuno ci ricordi che, come diceva Rosario Livatino, «per scegliere occorre la luce e che nessun uomo è luce a sé stesso». Confidando che perdoni il nostro ardire, imploriamo la Sua paterna benedizione.

* presidente Centro Studi Livatino

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