Escono dalla quinta elementare con un inglese ormai competitivo, ma non sanno fare una divisione. Un bambino su tre non raggiunge il livello base delle competenze in matematica, peggio dei compagni usciti lo scorso anno (3% in meno) ma soprattutto con un calo notevole rispetto al periodo precovid dell'8/10%.
È questo il dato più preoccupante che emerge dai risultati dei test Invalsi presentati ieri, che hanno coinvolto 11.400 scuole e due milioni e 400mila studenti. Una fotografia con una dispersione scolastica ai minimi storici, l'aumento degli studenti eccellenti, il miglioramento delle competenze in italiano e in matematica degli studenti all'ultimo anno delle superiori, la riduzione del divario tra nord e sud.
Ora è lì, in quella che da sempre è considerata la punta di diamante della nostra scuola, che il rendimento oggi accusa un po' il colpo. Già in seconda elementare qualcosa si inceppa, specie nella matematica. Perchè non è solo quel 64% di alunni che raggiunge il livello base in seconda (contro il 67% dello scorso anno) e il 63% in quinta elementare (contro il 66% nel 2025, erano oltre il 70% nel 2019). Ma è anche la crescita di chi si trova al di sotto della fascia base. Qualche segnale di difficoltà anche nell'italiano: il recupero in seconda elementare si perde in quinta. Un problema internazionale, come ha spiegato il presidente di Invalsi Roberto Ricci. "Ci vuole la rivoluzione della matematica come abbiamo previsto nelle nuove indicazioni nazionali. Meno tablet e più penna e più carta - commenta il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Più grammatica e più sintassi, una nuova didattica della matematica per appassionare fin dai primi anni". Non solo. "Dobbiamo potenziare l'Agenda nord nelle scuole delle grandi periferie dove c'è maggiore presenza di bambini stranieri. Abbiamo già assunto oltre mille docenti specializzati per insegnare italiano ai ragazzi stranieri".
Il dato davvero positivo riguarda la dispersione scolastica scesa dall'8,2% del 2025 al 7,3%, ci colloca tra i paesi più virtuosi, meglio di Olanda, Danimarca e Germania. "Un risultato straordinario", commenta il ministro. Nel 2020 l'Italia aveva fallito l'obiettivo europeo e ora invece ha abbondantemente superato quello UE del 9% previsto per il 2030. "Dal 2022 abbiamo recuperato 520 mila ragazzi che non andavano più a scuola. 520mila ragazzi che hanno un futuro, tolti dalla strada, dal divano, dal lavoro nero e anche dalla criminalità. É il dato più importante per contrastare la criminalità, per contrastare il fenomeno dei maranza". Un dato su cui si è soffermata anche la premier Giorgia Meloni. "Funzionano gli strumenti che abbiamo costruito. Il lavoro non è finito. Ma la direzione è quella giusta. A chi ha pensato di lasciare e non l'ha fatto: siete voi la notizia più bella di oggi". Unica eccezione, la provincia di Prato "dove - ha detto il ministro - in alcune scuole il 70% di studenti cinesi non va a scuola. Bisogna intervenire".
Migliora anche la dispersione implicita, cioè quella degli studenti che arrivano al diploma senza le competenze adeguate. Oggi sono solo il 6,3% contro l'8,7% del 2025 e, dato ancora più significativo, il 7,5% prima del covid. "L'importante è che al termine del percorso scolastico i ragazzi abbiano le competenze per affrontare la vita, l'università, il lavoro", puntualizza Valditara. Lungo il percorso scolastico le competenze migliorano.
Lo dimostra il dato delle superiori: in italiano si passa dal 52% al 54% e in matematica dal 49% al 52%, in un anno, con il Mezzogiorno che mostra i segnali più incoraggianti: il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41% rispetto al 2025.
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