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Magistratura

Report, stretta Rai sulle fonti. Ranucci all’angolo su Lavitola

Il giornalista in difficoltà davanti al Comitato etico sui rapporti personali con il faccendiere e le puntate sospette svelate dal Giornale. In bilico conduzione del programma e vicedirezione della rete

Il padre di Lavitola curò da psichiatra Raffaele Cutolo

Un’estate caldissima per Sigfrido Ranucci, che da volto di punta del giornalismo d’inchiesta è diventato soggetto audito dal comitato etico della propria azienda. L’altro ieri, infatti, il gruppo preposto alla valutazione delle condotte dei propri giornalisti si è riunito per comprendere la posizione del conduttore di Report a fronte delle nuove risultanze investigative e giornalistiche. Lo ha fatto in una seduta fiume di circa cinque ore. Tra i temi caldi ci sono i casi sollevati da Il Giornale: in primo luogo il ruolo di Maria Rosaria Boccia come sua fonte, che ha avuto anche accesso alla struttura di Viale Mazzini. Caso in cui la violazione del codice etico sembra farsi sempre più concreta, essendo l’articolo 2 improntato sulla solidarietà tra colleghi ed essendo la Boccia rinviata a giudizio per stalking proprio contro un dipendente Rai, ovvero Gennaro Sangiuliano (oggi in aspettativa in quanto capogruppo di Fratelli d’Italia in Campania). Al centro dell’audizione c’è stato anche il caso del carbon credit: si tratterebbe del settore su cui Lavitola ha il cuore del suo business. O almeno così dice. Anche se in Italia le società che dovrebbero occuparsi delle sue aziende non lo vedono figurare tra i fondatori o soci, così come non compare Clesio Tavares, l’uomo fortemente attivo in quel di Nola (in provincia di Napoli) che ha svolto la funzione di «cerniera» con il mondo dei quattro esecutori materiali (in particolare Pellegrino d’Avino). Se per la Camera di commercio italiana sono come dei fantasmi, però, non si può dire lo stesso per il Camerun: è lì che Lavitola avrebbe fondato la società per finalizzare i progetti sul carbon credit. Ed è lì che Ranucci, nel ruolo di consigliere (così sostiene l’ex direttore dell’Avanti), avrebbe svolto un ruolo decisivo nel fargli muovere i giusti passi. Ma come si coniuga il rapporto di amicizia «fraterna» con quello di fonte giornalistica? Perché Lavitola, per ammissione di Ranucci stesso, ricopre entrambe le caselle nella vita del conduttore. Una domanda che la commissione gli avrebbe posto, a cui però l’uomo delle mille domande sembrerebbe non aver trovato una risposta. Non sarebbe riuscito, quindi, a motivare l’assenza di un potenziale conflitto di interessi. E non avrebbe, nemmeno in quest’occasione, preso le distanze dal faccendiere. Poi il caso di De Gregorio. L’ex senatore dell’Italia dei Valori è entrato nell’affaire Lavitola-Ranucci dopo le rivelazioni fatte al Giornale. Nel 2021 De Gregorio avrebbe mandato una segnalazione per un servizio sul tentativo di Lavitola di organizzare una richiesta di denaro a Silvio Berlusconi. Le segnalazione viene consegnata all’inviato Giorgio Mottola, delfino di Ranucci. Ma poi la trattativa si ferma. Perché? Report esclude che lo stop al servizio sia dovuto all’amicizia tra Ranucci e Lavitola. Ma quali saranno poi i risvolti pratici delle verifiche messe in atto dal comitato? Secondo quanto risulta a Il Giornale sono due le possibili conseguenze che potrebbero ricadere su di lui: in bilico ci sono il suo ruolo da conduttore, ma anche la vicedirezione ad personam. Così come non è escluso che la commissione possa audire anche altri giornalisti della sua squadra coinvolti in servizi oggi attenzionati dall’azienda stessa.

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