Se l'accoltellatore è bianco, o meglio ancora italiano, fa notizia. Se è un immigrato, o anche un figlio di immigrati, ne fa meno. Molto meno. Anzi, per alcuni quotidiani ultra progressisti proprio non fa notizia. Non è un teorema campato per aria ma una triste realtà. E per capirlo basta andare a leggere come sono stati raccontati agli italiani due casi fotocopia di cronaca nera. Il primo. Milano, 3 novembre 2025. Una donna, una manager di 43 anni, viene aggredita e accoltellata alla schiena in piazza Gae Aulenti mentre sta andando al lavoro. L'aggressore è un uomo di 59 anni, originario di Bergamo. Il secondo. Sempre Milano, 4 luglio 2026. Sono trascorsi solo sette mesi dall'altro caso. Un uomo, un 55enne, viene aggredito alle spalle e colpito con una ventina di coltellate davanti a un bar in zona San Siro. L'aggressore è un 22enne nato a Conegliano Veneto da genitori del Gambia. Il fatto che entrambi gli assalitori abbiano scelto a caso le proprie vittime ha sicuramente contribuito a scuotere gli animi dei milanesi e ha riaperto l'annoso dibattito sull'emergenza sicurezza nel capoluogo lombardo. Eppure certa stampa ha deliberatamente deciso di ridimensionare, se non addirittura nascondere, l'episodio dell'altro ieri. Forse perché, essendosi consumato lontano dal centro ai loro lettori radical chic, che votano nella ztl meneghina, poco importano le miserie della periferia. O forse perché, a un anno dalle elezioni (politiche e comunali), hanno preferito non portare acqua (e voti) a quei partiti che da sempre si battono per regolamentare l'immigrazione, per difendere i confini del Paese e per avere una integrazione che sia reale e non solo ideologica.
Sta di fatto che ieri mattina, durante la rassegna stampa, ci siamo dovuti munire di una lente di ingrandimento per scovare la notizia della brutale aggressione in zona San Siro sulle prime pagine di alcuni quotidiani. E pure nello sfoglio delle pagine interne. Per carità, sono scelte giornalistiche. Che, però, con il giornalismo hanno poco a che fare.