Anche se è stato il primo dei 40 pretendenti per l'Eliseo a dichiararsi, Édouard Philippe ha atteso di conoscere le date del voto, per presentarsi a Parigi davanti a 5 mila sostenitori nel primo grande comizio da candidato presidente, tra macroniani di spicco e neogollisti in cerca d'autore, nell'Adidas arena. Il successore di Macron verrà scelto in Francia il 18 aprile e 2 maggio dell'anno prossimo. E ieri l'ex premier ha rivendicato la volontà di tenere unite destra e centro, isolando le estreme: provando a uscire dalle sabbie mobili in cui è finito il progetto dell'inquilino dell'Eliseo, che Philippe ha salutato nel 2020 dopo soli tre anni di lavoro assieme senza negarlo del tutto; ma stavolta dobbiamo dire "chi siamo, cosa vogliamo fare, come vogliamo farlo e con chi". Niente più En même temps, l'espressione usata da Macron nella campagna 2017 e negli anni in cui ha cambiato 7 premier.
Ieri, a nove mesi dallo scrutinio, la competizione è entrata nel vivo con uno dei favoriti per la sfida in primis con Marine Le Pen (o Jordan Bardella, a seconda del giudizio d'appello sull'ineleggibilità di Le Pen atteso per martedì). Dal palco, Philippe attacca Mélenchon: "Vuole conquistare il potere flirtando con l'antisemitismo, alimentando l'odio verso polizia e ricchi. E dopo aver prosciugato i socialdemocratici, vedrete, si presenterà come l'erede di Mitterrand". Se l'estrema sinistra per ora gioca una partita fatta di dichiarazioni roboanti e battaglie ideologiche, i temi dell'area di centrodestra, neogollista e lepenista si sfiorano da giorni; a partire dal dossier immigrazione. E su questo terreno punta anche Philippe: "Sarà necessario rimettere ordine alle frontiere", taglia corto, dopo aver rivendicato la sua origine "di destra", lui che prima di abbracciare Macron e poi fondare il movimento Horizons veniva dal partito che fu di Sarkozy, l'ex Ump oggi diventato i Repubblicani che hanno già un loro candidato forte, Bruno Retailleau, a fargli concorrenza, oltre al macroniano Gabriel Attal.
Philippe si trincera dietro uno slogan: "Sarò il presidente della coerenza, la rabbia non basta per governare". La Francia "è sovrana quando determina chi ha il diritto di risiedere sul territorio". Ricorda che il Parlamento dovrà votare sui Paesi di origine sicuri. "Dobbiamo salvaguardare il diritto d'asilo respingendo con fermezza tutti coloro che ne abusano". E sia chiaro, scandisce, dovremo accogliere studenti, medici e ingegneri stranieri nei prossimi anni. Niente stop all'immigrazione, dunque, "ma assicuriamoci di gestire questo flusso, anziché esserne sopraffatti, accogliendo chi rispetta i valori di libertà, uguaglianza e fraternità, chi viene a lavorare". Si ispira alle recenti strette nella Danimarca socialdemocratica; nella Svezia di centro; e Germania. Paesi che "non hanno modificato le Costituzioni né i trattati Ue, faremo come loro assicurandoci che i criminali stranieri vengano espulsi e non abbiano più diritto all'assistenza, la Francia deve continuare a produrre cittadini francesi". Poi la sfera personale è una visione quasi da american dream. La mia famiglia, dice Philippe, è passata "dai moli di Le Havre ai gradini di Matignon". Figlio di due insegnanti "della periferia di Rouen", elogia la categoria e i giovani. "Come premier, non ho fatto tutto bene ma ho imparato". Sindaco a Le Havre, 55anni, figlio della classe media, resta il favorito per battere il Rn.
Le Pen si è invece presentata sabato in un gazebo nella roccaforte del Pas-de-Calais, a Liévin, mano nella mano con Bardella. "Se non potrò candidarmi, sarò un'attivista, non abbandonerò mai il popolo francese". Il partito prepara intanto una doppia campagna, attagliata all'una o all'altro.