Colpo di scena in casa lefebvriana. Due settimane dopo le consacrazioni illecite di Ecône, la Fraternità sacerdotale San Pio X ha presentato un ricorso preliminare contro il decreto di scomunica presso il dicastero per la dottrina della fede. Una mossa a sorpresa perché i lefebvriani si sono appellati al codice di diritto canonico del 1983 e quindi successivo al Concilio Vaticano II. Una novità perché generalmente la Fraternità si attiene al codice del 1917, sostituito nel frattempo da quello promulgato da Giovanni Paolo II.
Come in una partita a scacchi con la Santa Sede, la Casa generalizia lefebvriana ci ha tenuto a mettere in evidenza che l'iniziativa ha "l'effetto di sospendere l'esecuzione del decreto". Ciò in virtù del canone 1353 che stabilisce come "l'appello o il ricorso contro le sentenze giudiziali o i decreti che infliggono o dichiarano una pena qualsiasi hanno effetto sospensivo". Per contestare il recente decreto dell'ex Sant'Uffizio, i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre si sono paradossalmente aggrappati a quel codice di diritto canonico che hanno sempre ritenuto "contro la finalità della legge". Chi conosce bene la Fraternità ci spiega che, quando si tratta di accettare alcuni punti del codice del 1983, i lefebvriani accompagnano la citazione del rispettivo canone del testo del 1917. Non questa volta. A sorprendere è che il riconoscimento della nuova disciplina sia arrivato dall'attuale superiore generale padre Davide Pagliarani, interprete della linea oltranzista con Roma.
E ora che succede? Fonti del dicastero per la dottrina della fede ci spiegano che, in virtù del canone 1353, la pena dovrebbe essere "sospesa solamente nelle more del ricorso". Nel loro comunicato i lefebvriani hanno sostenuto che "con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica". C'è un dubbio, però, sulla legittimità della presentazione del ricorso da parte della Fraternità intera - come il comunicato lascia intendere - sebbene nel decreto le scomuniche vengano formalizzate per i soli vescovi consacranti e consacrati.
Nel 1988, in occasione delle prime consacrazioni illecite che avevano portato alle scomuniche originarie, monsignor Lefebvre non aveva percorso la strada del ricorso. Qualcosa di simile, però, il fondatore della Fraternità l'aveva azzardata nel 1975 quando lo strappo con il Papa non si era ancora consumato del tutto. Lefebvre fece ricorso in Vaticano contro la soppressione della Fraternità.
Il vescovo ribelle scrisse che "in virtù di questo ricorso e in forza del diritto, essendo il ricorso in sospensivo io considero, fino a prova contraria, che la mia Fraternità e quanto da essa dipende conservano la loro esistenza canonica". Oggi come allora si punta alla sospensione, con la differenza che ormai da 38 anni a questa parte i lefebvriani si sono abituati a considerare la disobbedienza all'autorità una prassi e non più un'eccezione.
A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.