Anche i Papi nel loro piccolo vanno in vacanza. Con il periodo di riposo a Castel Gandolfo che si è concluso lunedì, Leone XIV ha «normalizzato» di nuovo la figura del Pontefice rispetto all’eccezione bergogliana. Prevost non si è fatto problemi a spiegare ai fedeli di voler trascorrere «qualche giorno di riposo». Ora le udienze in Vaticano sono ripartite, ma come avevamo anticipato Leone tornerà ai Castelli anche ad agosto per celebrare la solennità dell’Assunta nella parrocchia di San Tommaso da Villanova e la festa della Madonna del Lago nell’ultimo sabato del mese.
In poco più di un anno di pontificato, l’agostiniano ha ridato una centralità insperata a questo borgo che Urbano VIII nel 1626 designò a luogo di villeggiatura dei Papi, facendo costruire il palazzo apostolico. L’ultimo Papa a metterci piede per lungo tempo fu Pio IX che amava giocarci a biliardo, poi la breccia di Porta Pia interruppe questa tradizione per più di 60 anni. Ci volle Pio XI nel 1934 a riportare le ferie papali tra i possedimenti dei Castelli a cui i Patti Lateranensi concessero l’extraterritorialità. Il 30 aprile del 1938 papa Ratti anticipò le sue vacanze a Castel Gandolfo per non ricevere Hitler in Vaticano. Da lì attaccò pubblicamente la visita ufficiale (con svastiche esposte) del führer, giudicando «triste cosa» vedere «inalberare a Roma l’insegna di un’altra croce che non è la croce di Cristo». Durante la guerra Pio XII aprì le porte delle ville pontificie per ospitare gli sfollati locali, ma anche i perseguitati politici. Tra questi, dopo l’8 settembre, c’era anche Alcide De Gasperi che poi sarebbe ritornato a vivere sulle rive del lago Albano. Nel 1958 Castel Gandolfo fu anche protagonista dell’agonia e della morte di Pacelli che lì soggiornava da luglio a fine novembre. Dopo il collasso che lo colpì, sotto al palazzo apostolico nel centro paese si radunarono i cronisti in attesa di un segno dell’archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi che aveva promesso di agitare un fazzoletto da una finestra in caso di morte. Tre giorni dopo un giornalista credette di vedere il segnale: così tre quotidiani uscirono in edizione straordinaria con la falsa notizia della morte di Pio XII. Ne scaturì un incidente diplomatico con tanto di scuse del governo italiano. Nelle sue estati castellane, invece, Giovanni XXIII divenne l’incubo del protocollo perché abituato a spiazzare tutti con scampagnate sul lago e sul vicino litorale. «Per l’incanto della natura assomiglia a un giardino», diceva Roncalli dell’amato borgo. Anche una delle immagini iconiche del pontificato di Paolo VI è legata a Castel Gandolfo e lo ritrae guardare la luna dal telescopio poco prima di assistere allo sbarco degli astronauti dell’Apollo 11. La Specola vaticana, infatti, aveva sede proprio nel palazzo apostolico, trasferita lì negli anni ’30 da Pio XI perché il cielo di Roma era diventato troppo inquinato. Montini, come Pacelli, morì nella residenza estiva pochi mesi dopo aver provato a salvare il suo amico Aldo Moro. Secondo alcune testimonianze, Paolo VI fece raccogliere anche un riscatto proprio a Castel Gandolfo che fu però rifiutato dai brigatisti. Giovanni Paolo II mantenne la tradizione delle vacanze papali ai colli albani, pur affiancandole a periodi di riposo in montagna. Uno dei più clamorosi casi editoriali maturò proprio nelle ville pontificie nel 1980: alcuni fotoreporter riuscirono a realizzare diversi scatti di Wojtyla in costume mentre usciva dalla piscina che si era fatto costruire. Piscina che rimase inutilizzata con Benedetto XVI, altro grande amante del buen retiro castellano dove venne a stare per un periodo dopo la rinuncia. La sua ultima apparizione da Pontefice regnante fu dalla loggia del palazzo in quello storico 28 febbraio 2013.
