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Sfida tra Papa e lefebvriani "Stop o è scisma". "Rifletta"

Oggi le consacrazioni che porterebbero alla nuova scomunica. Lettera di Leone: "Aperti al dialogo". La replica: "Nessun distacco dalla Chiesa"

Sfida tra Papa e lefebvriani "Stop o è scisma". "Rifletta"
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Mentre ad Ecône è già tutto pronto per le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, il Papa ha fatto ieri un ultimo tentativo per fermare lo scisma. Una lettera, firmata nella solennità dei santi Pietro e Paolo, con cui Leone ha chiesto ai lefebvriani di tornare sui loro passi, ammonendoli che "lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità". Un appello che è un po' bastone e un po' carota. Prevost ha precisato che "la Chiesa riconosce l'attaccamento alla vita liturgica, l'impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità".

Ma subito dopo ci ha tenuto a rivendicare che proprio questo riconoscimento "ha motivato l'atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei predecessori vi hanno costantemente manifestato". Insomma, i lefebvriani non possono presentarsi come vittime di Roma dal momento che prima Benedetto XVI con la remissione delle scomuniche nel 2009 e poi Francesco con la concessione della giurisdizione ai loro sacerdoti si sono dimostrati piuttosto generosi. Leone ha anche esortato Pagliarani a "considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti".

La verità è che la mano dei Papi è sempre stata tesa, ma ad Ecône c'è ormai la convinzione che la Chiesa abbia perso la bussola della Tradizione. Una bussola che, a quanto pare di capire, sembrano considerare ormai in loro esclusivo possesso. Non a caso, in serata il superiore generale della Fraternità Davide Pagliarani ha replicato al Papa rivendicando il loro "dovere a fare tutto il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con un autentico spirito cattolico". Non c'è un sì o un no espliciti alla richiesta papale, ma l'invito a "considerare l'autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardo alla Fraternità San Pio X". Per Pagliarani, dunque, il Papa dovrebbe aspettare prima di scomunicarli. Il superiore generale della Fraternità, inoltre, ha lanciato una frecciata al suo interlocutore che non ha acconsentito ad incontrarlo personalmente. "Purtroppo questa opportunità non si è ancora presentata", ha scritto rammaricato Pagliarani contestando poi la condizione scismatica della sua società ed evocando i pareri positivi di due vescovi, Vitus Huonder e Athanasius Schneider, che in passato furono mandati dalla Santa Sede per dialogare con loro. Le parole di cortesia e di riverenza non cancellano però la determinazione a consacrare domani mattina i preti Pascal Schreiber, Michael Goldade Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier e dunque a disobbedire al Papa. Ormai il dado sembra tratto.

Quella di oggi sarà con ogni probabilità una giornata destinata ad entrare nella storia contemporanea della Chiesa, seppur come una delle più drammatiche degli ultimi 38 anni. L'esito, dopo l'avvertimento dello scorso maggio del prefetto per la dottrina della fede Víctor Manuel Fernández, appare inevitabile: scomunica per scisma.

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