Si chiude la Porta Santa "Ma non la misericordia"

Il Papa a San Pietro conclude il Giubileo straordinario: "Restiamo aperti al perdono"

Si chiude la Porta Santa "Ma non la misericordia"

Si chiude la porta santa di San Pietro, ma «non si chiude quella del cuore e del perdono». Cala il sipario sul Giubileo straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco l'8 dicembre dello scorso anno e che ha visto la sua conclusione ieri mattina, quando si sono chiusi i battenti della Porta Santa della Basilica Vaticana.

Un lungo momento di preghiera e di silenzio davanti alle due ante della porta di bronzo del Consorti; lo sguardo di Bergoglio fisso nel vuoto; poi con mano decisa la chiusura, prima dell'anta destra e poi di quella sinistra.

Centomila fedeli hanno assistito al solenne rito, decine le delegazioni ufficiali. Per l'Italia in prima fila sul sagrato erano seduti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Assente, invece, contrariamente al rito di apertura dell'8 dicembre, il Papa emerito Benedetto XVI, che sabato ha incontrato i 17 nuovi cardinali creati da Francesco nel suo terzo concistoro. Rafforzate le misure di sicurezza per l'evento conclusivo dell'Anno Santo straordinario, che è stato trasmesso in diretta 4k e ultra hd grazie alle telecamere del Centro televisivo vaticano.

Ora, a meno di ulteriori sorprese, quel portone di bronzo riaprirà fra nove anni, nel 2025, per il giubileo ordinario.

«Quest'Anno della misericordia ha detto Francesco nella domenica che ha concluso anche l'anno liturgico - ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale. Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re, quello che risplende nella Pasqua, e a riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell'amore, missionaria». E poi ha aggiunto: «Chiediamo la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza. Come Dio crede in noi stessi, infinitamente al di là dei nostri meriti, così anche noi siamo chiamati a infondere speranza e a dare opportunità agli altri. Perché, anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia».

Oltre 20 milioni di pellegrini hanno varcato la porta di San Pietro, «e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore», ha concluso il Papa che al termine della celebrazione ha firmato la Lettera apostolica «Misericordia et misera» e che sarà pubblicata oggi.

Per la prima volta nella storia, il Papa ha voluto che il Giubileo fosse «glocal», ovvero diffuso in tutto il mondo. Oltre diecimila le porte sante aperte nei cinque continenti e che si sono chiuse una settimana fa. E c'è una curiosità. Quella di San Pietro, ieri mattina, non è stata l'ultima porta santa a chiudersi. Poche ore dopo, ieri pomeriggio, è stato il vescovo di Arezzo, monsignor Riccardo Fontana a chiudere l'ultima porta santa al mondo, quella del duomo della cittadina toscana. «Francesco ci ha concesso un indulto pontificio perché apriamo il nostro sinodo diocesano», ha spiegato il vescovo. Anche questa è la «periferia» di Bergoglio.

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