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Sicurezza, Sala scuote il Pd. "Ora servono pene certe"

Appello del sindaco di Milano a una sinistra in ritardo E anche Lepore (Bologna): "Parliamone ma con i fatti"

Sicurezza, Sala scuote il Pd. "Ora servono pene certe"
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Ci sono voluti gli accoltellamenti di Milano, le immagini degli agenti circondati da gruppi di maranza al Colosseo e un'emergenza ormai quotidiana perché anche il centrosinistra iniziasse a cambiare il passo sulla sicurezza.

A segnare la svolta è soprattutto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Io penso che ci sia lo spazio per collaborare", dice riferendosi al governo, spiegando che "gli amministratori di centrosinistra sanno che la sicurezza è un tema e che i cittadini chiedono collaborazione". Un'apertura che arriva dopo anni di contrapposizione politica sul tema dell'ordine pubblico.

Ma è soprattutto un'altra dichiarazione a fotografare il cambio di clima. "Ci deve essere certezza della pena e lo dico da uomo di sinistra". E ancora: "Se non ci sono carceri, bisogna costruirli". Parole che fino a poco tempo fa sarebbero state difficili da immaginare pronunciate da uno dei principali sindaci del centrosinistra. Pur ribadendo l'importanza della prevenzione e del recupero sociale, Sala riconosce che la risposta dello Stato sul piano repressivo non può essere aggirata.

Non è un caso isolato: Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia, fino a pochi mesi fa insisteva sulla necessità di "condannare l'uso strumentale delle forze dell'ordine" e respingere "le bestialità contenute nel decreto Sicurezza", e ricordava che "l'altra faccia della medaglia" fosse "la prevenzione, la coesione sociale" e il rafforzamento della scuola; oggi invece mette al primo posto "il presidio del territorio delle forze dell'ordine e la certezza della pena", affiancandovi il potenziamento dei servizi di salute mentale. Il riferimento alla prevenzione resta, ma non è più l'unico pilastro del suo ragionamento. Continua ad attaccare il governo per i 500 agenti promessi a Milano e non ancora arrivati, ma il lessico è cambiato: la sicurezza non è più un argomento da lasciare agli avversari.

Lo stesso schema si ritrova nelle parole del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che invita il Pd a parlare di sicurezza "con i fatti", rivendica la riorganizzazione della polizia locale e chiede nuove risorse per rafforzare le forze dell'ordine, pur precisando di non voler "parlare il linguaggio della destra".

Da Reggio Emilia, dopo la maxi rissa a metà aprile al Parco del Popolo, il sindaco Marco Massari invoca organici più consistenti per polizia e carabinieri e difende le ordinanze contro bivacchi, degrado e abuso di alcol. Da Napoli, il primo cittadino Gaetano Manfredi chiede un piano condiviso con il governo che unisca "una maggiore presenza e presidio del territorio".

Più defilate restano le posizioni del filosofo Massimo Cacciari, contrario a ridurre il tema al solo inasprimento delle pene e di Abdullah Badinjki, assessore di Paullo, che continua a contestare la narrazione della destra sui maranza e sull'immigrazione, pur chiedendo maggiori risorse per le forze dell'ordine.

Il segnale politico è evidente.

A poco più di un anno dalle elezioni del 2027, anche il centrosinistra cerca di accreditarsi su un terreno che per anni ha lasciato al centrodestra. La sicurezza non è più un tema da derubricare a slogan: è diventata una priorità anche per chi, fino a ieri, preferiva parlare quasi esclusivamente di inclusione e prevenzione.

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