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Il silenzio del Pd colpisce il rivale per la leadership

Un grillino indebolito giova a Schlein nella sfida per la guida del campo largo

Il silenzio del Pd colpisce il rivale per la leadership
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Il Pd vuole lasciare "rosolare" Conte sulla graticola della commissione Covid? Dai dem non arriva la difesa dell'alleato. Dal lavoro della commissione emergono dettagli inquietanti sulla gestione della pandemia. Il capo dei Cinque stelle Giuseppe Conte è il bersaglio di giornali, tv e partiti di centrodestra. Eppure, nessuno dai banchi del Pd si alza in difesa dell'avvocato del popolo. In commissione siedono Francesco Boccia, ai tempi del Conte bis, ministro per gli Affari regionali. A parte qualche uscita, il marito di Nunzia De Girolamo non si lancia in una difesa appassionata dell'alleato. Gli altri due componenti dem in commissione sono Ylenia Zambito e Giovanni Bazoli. Solo Zambito, che ha una competenza specifica in materia, si interessa del lavoro della commissione. Gli altri hanno mollato il leader del M5s al proprio destino. Un episodio che all'interno del Movimento è stato registrato con disappunto.

Il 17 giugno scorso, Alfonso Colucci, senatore del Ms5 e componente in commissione Covid, deposita una richiesta in ufficio di presidenza: l'ex commissario Domenico Arcuri va audito senza che la sua audizione abbia valore testimoniale. Per chi non è un frequentatore dei lavori parlamentari, vuol dire che non sarà audito sotto giuramento. Le commissioni d'inchiesta hanno gli stessi poteri dell'Autorità giudiziaria. Una mossa, quella dei Cinque stelle, per dare uno scudo a Conte e Arcuri. Eppure, la richiesta di Colucci, sommersa dalle proteste del centrodestra, non è stata appoggiata, almeno pubblicamente, dal Pd. Non si trova un'agenzia partita dal Nazareno a sostegno della mossa degli alleati. Anche l'altra materia del contendere, l'audizione di Giuseppe Conte, non appassiona i democratici. Avete mai letto un'agenzia di solidarietà di Schlein per Conte sul covid? E lo stesso Roberto Speranza, ministro della Salute del Conte bis, non si è schierato. Il Pd offre l'alleato grillino in pasto a Fratelli d'Italia. E qui si scatena l'altra tesi, tutta politica: la faida nel campo largo. Da un lato, Conte si candida a essere il vero ostacolo sulla strada di Elly Schlein (foto) per la conquista della leadership. Un Conte debole, sotto tiro, avrebbe un doppio risultato (positivo) per il Pd. Da una parte, Elly Schlein avrebbe maggior chance di aggiudicarsi la vittoria alle primarie e guidare il campo largo. Ma c'è anche un effetto sulla coalizione. Oggi Conte pone un veto insuperabile su Matteo Renzi (che all'epoca fu il principale sostenitore della commissione Covid). Con il leader dei Cinque stelle in difficoltà avrebbe meno potere di imporre veti. Il silenzio del Pd su Conte ripropone anche un vecchio schema di scontro tra padri nobili del Pd. Arcuri-Conte-D'Alema da un lato, Bersani-Schlein dall'altro.

È nato come il padrino politico di Arcuri sia l'ex premier Massimo D'Alema, grande sostenitore della leadership di Giuseppe Conte. Dall'altro, Pier Luigi Bersani, sponsor di Schlein, a cui fa comodo un Conte azzoppato. E soprattutto fa comodo un Conte sotto attacco alla vigilia delle elezioni politiche.

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