Destano sorpresa, fino a sfiorare il grottesco, le affermazioni contenute nell'intervista a Gustavo Zagrebelsky su la Repubblica di ieri, laddove si sostiene che la parola "governabilità" sarebbe un concetto "corrotto", con un significato autoritario, riconducibile addirittura alla stagione della Grande Riforma di Bettino Craxi.
Non stupisce, purtroppo, che una certa sinistra continui a non comprendere fino in fondo l'intuizione politica e istituzionale che animava quel tentativo, che prendeva le mosse da un'esigenza ormai evidente già alla fine degli anni Settanta, di costruire una democrazia governante, fondata su governi stabili, responsabilità politiche chiare e istituzioni capaci di assumere decisioni e di realizzarle.
Una visione anticipatoria del nostro tempo che, se fosse stata accolta, avrebbe probabilmente consegnato all'Italia un destino diverso, sottraendola a decenni di instabilità, trasformismi, crisi ricorrenti e paralisi decisionali. Proprio sull'assenza di una riforma organica del sistema politico-istituzionale che, al di là del merito, è ormai preda di ideologie di ritorno e di convenienze del momento, si è infatti impantanata parte della vita repubblicana.
Ciò che stupisce, invece, è il tentativo, francamente maldestro e forzato, di sostenere che governabilità significhi rendere i cittadini "governabili", quasi a creare un sillogismo inesistente con presunte derive autoritarie. È una lettura capovolta della realtà storica e dell'attualità politica. La governabilità riguarda la capacità delle istituzioni democratiche di esprimere maggioranze chiare e governi in grado di realizzare il mandato ricevuto dagli elettori e non riguarda in alcun modo la compressione delle libertà dei cittadini.
Associare il tema della governabilità a presunte torsioni autoritarie non è solo un esercizio retorico ormai consunto, una demagogia abusata e consumata, ma significa rimuovere decenni di dibattito politico e costituzionale nel quale autorevoli studiosi, riformatori e forze democratiche hanno individuato proprio nell'efficienza delle istituzioni una condizione essenziale per rafforzare la democrazia, non per indebolirla.
Non siamo alla follia, perché questa è una cosa seria. Siamo però al ridicolo e, forse, anche oltre.
Perché quando si arriva a sostenere che la governabilità sarebbe sinonimo di cittadini da rendere docili e obbedienti, il confronto culturale lascia il posto alla caricatura. E le caricature, si sa, servono più a nascondere la debolezza degli argomenti che a rafforzarli.*presidente dei senatori di Forza Italia
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