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Slitta l'Italicum, Renzi è spalle al muro

La Consulta rinvia l'udienza del 4 ottobre, un'arma in più per la campagna del No

Slitta l'Italicum, Renzi è spalle al muro

Roma - La Consulta prende tempo sull'Italicum e mette nei guai Matteo Renzi. Il verdetto potrebbe slittare a dopo il referendum costituzionale, lasciando in piedi l'argomento principe del fronte del «No» e cioè il concreto rischio «regime» determinato proprio dal combinato disposto tra legge elettorale e ddl Boschi.

L'annuncio della Corte costituzionale è secco, senza motivazione. Il presidente Paolo Grossi aveva fissato da solo l'udienza del 4 ottobre sulla legittimità dell'Italicum varato dal parlamento il 6 maggio 2015. Ieri, «sentito il collegio, ha deciso di rinviare a nuovo ruolo la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Messina e di Torino».

Il 10 settembre, in realtà, si è aggiunto un terzo ricorso, del tribunale di Perugia. E questo fatto potrebbe rappresentare la giustificazione ufficiale per lo slittamento: l'ordinanza probabilmente ancora non è arrivata al Palazzo della Consulta e i giudici costituzionali potrebbero aver valutato che è meglio attendere e accorpare tutti i rilievi d'incostituzionalità sull'Italicum, per una valutazione complessiva.

In realtà, si parla da giorni di un possibile rinvio piuttosto per motivi di opportunità politica. Si sospettano trame e pressioni sull'Alta corte perché la pronuncia sulla riforma non interferisca con il voto sul referendum costituzionale.

Gli ultimi sondaggi danno il No al ddl Boschi in aumento del 3,3 per cento e il premier Matteo Renzi non può che essere preoccupato. Per EMG Acqua, che ha sondato le intenzioni di voto per La 7, ci sarebbe oggi un 34,1 di contrari, un 30,1 di favorevoli, un 35,8 di indecisi e un'astensione del 45 per cento.

Considerato che le voci più insistenti accreditano una bocciatura almeno parziale della legge elettorale da parte della Consulta, al premier sarebbe convenuto un verdetto che avrebbe imposto il cambiamento della legge elettorale, per disinnescare la bomba pericolo-dittatura.

Invece uno slittamento a data da destinarsi, probabilmente dopo la consultazione popolare, impone a Renzi concrete iniziative per correggere l'Italicum. A questo punto, non è più sufficiente la sua recente apertura a modifiche, ma i tempi sono troppo stretti per arrivare al voto con una tranquillizzante revisione della legge elettorale, a partire dal premio di maggioranza. E Renzi è comunque in imbarazzo a correggere una riforma sulla quale ha posto la fiducia.

Il rinvio della Consulta, sembra, sarebbe stato abilmente pilotato dal più influente dei giudici costituzionali, Giuliano Amato. E il «dottor Sottile», si sa, non è certo buon amico del premier, da quando gli ha sbarrato la strada al Quirinale preferendo Sergio Mattarella. Avrebbe lavorato da giorni per convincere il presidente e i colleghi che la Consulta non poteva addossarsi la pesante responsabilità di influenzare il referendum.

L'Alta corte poteva levare a Renzi le castagne dal fuoco, visto che sarebbero almeno tre i profili dell'Italicum a rischio bocciatura: oltre al premio di maggioranza, il divieto di apparentamento tra partiti al ballottaggio e le candidature plurime. Così, invece, lo pone di fronte ad una sfida quasi impossibile.

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