Leggi il settimanale

Lorenzo ucciso sotto casa per una lite al calcetto con un colpo al petto

Al vaglio degli inquirenti le immagini delle telecamere dei palazzi di fronte

Lorenzo ucciso sotto casa per una lite al calcetto con un colpo al petto
00:00 00:00

"Mamma aiutami!". L'hanno ucciso sotto casa mentre urlava e implorava soccorso, Lorenzo Spasiano, 21 anni, incensurato e gran lavoratore. Una vendetta, maturata dopo mesi di minacce, intimidazioni, promesse di fargli pagare quello "sgarro" su un campo di calcetto nei confronti di un avversario, un ragazzino più piccolo di lui. È la pista seguita dai carabinieri della compagnia Stella di Napoli per arrivare all'assassino che poco dopo la mezzanotte di lunedì si presenta al 14 di via Caprera, nel quartiere Miano, per regolare conti in sospeso. Del killer si sa solo che potrebbe essere un professionista, un affiliato di camorra senza scrupoli e, soprattutto, armato di revolver. Gli ha esploso in pieno petto un solo colpo, difatti, senza lasciare bossoli. Una scelta precisa quella di usare un'arma a tamburo, che porterebbe agli ambienti della criminalità organizzata.

Al vaglio degli inquirenti le immagini delle telecamere dei palazzi di fronte. Le indagini si incrociano con il racconto dei testimoni di quella partitella di ragazzi finita in rissa fra Lorenzo e un 17enne avversario. Fatto solo all'apparenza di poco conto, seguito da altri episodi di forte tensione fra lui e gli amici e parenti del ragazzino pestato.

Mai denunciati. Mezzanotte e mezza, lo sparo lo sentono in tanti ma è il papà di Lorenzo, autista di ambulanza, ad accorrere in suo aiuto. Lo trova a terra, davanti al portone di casa, agonizzante. Non ci pensa un solo istante, lo carica in macchina e lo porta all'ospedale Cardarelli dove, purtroppo, muore poco dopo. Il rione è sconvolto. Lorenzo era per tutti una brava persona, sempre lontano da criminali e nullafacenti. Lavorava come operaio in un cantiere edile e la sera si allenava in una palestra di boxe.

Era la sua grande passione il pugilato, e, forse, è stata anche la sua condanna.

L'averle date di santa ragione al giocatore che, in fallo, lo aveva fatto ruzzolare a terra sarebbe il movente, assurdo, per l'omicidio. Un'azione premeditata, covata da tempo e che a tre mesi di distanza da quella scaramuccia ha avuto il suo drammatico epilogo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica