Donald Trump accetta di proseguire i colloqui con l'Iran, ma il cessate il fuoco "è finito", dopo la ripresa delle ostilità tra Washington e Teheran, che nei giorni scorsi hanno ingaggiato gli scontri più significativi dalla firma, il 17 giugno, del memorandum d'intesa che formalizzava la tregua di aprile.
Il presidente Usa spiega su Truth che la Repubblica islamica "ci ha chiesto di proseguire i colloqui. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Usa hanno chiarito loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato". E con il New York Post precisa pure che se il nemico dovesse portare a termine il suo piano di ucciderlo, ha "lasciato istruzioni: se dovesse succedere qualcosa, bisognerebbe bombardarli con una potenza mai vista".
Mercoledì il tycoon ha duramente criticato i leader iraniani, definendoli "persone malate con cui non voleva più avere a che fare", pur lasciando aperta la porta affinché il suo team di negoziatori potesse portare avanti le trattative. Ma da Teheran bollano come "false" le notizie su nuovi colloqui la prossima settimana.
I mediatori del Golfo dopo gli ultimi attacchi si sono mobilitati per cercare di far proseguire la fragile tregua e scongiurare il rischio di una ripresa su vasta scala del conflitto. Secondo quanto riporta il New York Times, citando tre funzionari informati, il Qatar è in contatto con Washington e Teheran per favorire una de-escalation. Non è chiaro se i tentativi di mediazione porteranno dei frutti e saranno in grado di interrompere la prova di forza delle parti, ma due delle fonti hanno confermato ieri la presenza di una delegazione di Doha in Iran nell'ambito di questi sforzi diplomatici. Anche i media locali hanno confermato la visita, e l'agenzia di stampa Tasnim spiega che "l'obiettivo principale della missione sarebbe quello di cercare di rafforzare il ruolo del Qatar come mediatore dopo gli eventi di martedì", facendo riferimento alle accuse di Doha a Teheran di aver attaccato una nave cisterna di Gnl.
I ministri degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e qatarino, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, intanto, nel corso di una telefonata "hanno esortato tutte le parti a dare priorità al linguaggio della diplomazia e del dialogo e a tornare al tavolo dei negoziati". Nonostante da ieri i combattimenti sembrano essersi attenuati, resta incerto se i nuovi tentativi di negoziazione riusciranno a impedire il ripetersi di tale ciclo di raid reciproci.
Al centro della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, uno dei più importanti corridoi energetici al mondo: gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran di prendere di mira navi commerciali nel tratto di mare, mentre Teheran ha insistito affinché il traffico segua una rotta prestabilita attraverso le loro acque territoriali. La disputa riguarda in parte la formulazione della tregua, che chiedeva alla Repubblica islamica di contribuire a garantire un passaggio sicuro per le navi commerciali attraverso lo stretto, senza però specificare esattamente in che modo.
Al Jazeera, citando dati di monitoraggio navale e dichiarazioni delle autorità giapponesi, riferisce comunque che il traffico marittimo prosegue nonostante la ripresa delle ostilità. Secondo le società di tracciamento Kpler e Lseg, negli ultimi giorni almeno cinque metaniere per il trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) in navigazione senza carico hanno attraversato lo stretto.
Parallelamente, il ministro dei Trasporti giapponese Yasushi Kaneko ha reso noto che 22 navi legate al Sol Levante hanno lasciato il Golfo Persico tra il 7 e il 9 luglio, incluse sei superpetroliere per il trasporto di greggio che hanno attraversato la cruciale via marittima.