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Politica estera

Dietro la crisi lo zampino del “solito” George Soros

È la storia di un metodo politico utilizzato negli anni dalla sinistra e sostenuto da una rete di fondazioni e organizzazioni

Soros: "E' la peggior crisi che abbia mai visto, ma l’Ue ha agito bene"

Ceuta non è stata aperta da una decisione politica, ma da una sentenza. La frontiera più sensibile d’Europa è entrata in una nuova fase dopo la pronuncia dell’8 luglio del Tribunal Supremo spagnolo, che ha stabilito che gli immigrati arrivati via mare nell’exclave non possono essere respinti immediatamente. Dietro quel verdetto, però, c’è una storia che va oltre il singolo procedimento. È la storia di un metodo politico utilizzato negli anni dalla sinistra e sostenuto da una rete di fondazioni e organizzazioni: spostare la battaglia sull’immigrazione dalle aule parlamentari ai tribunali. Il meccanismo è quello del contenzioso strategico: un caso individuale diventa strumento per creare un precedente capace di modificare l’applicazione delle leggi e, di conseguenza, le politiche degli Stati.

È un modello che trova nella rete costruita da George Soros uno dei suoi principali sostenitori. La Open Society Foundations ha finanziato negli anni migliaia di ong impegnate nel contenzioso giudiziario sulle frontiere europee. Anche il caso Ceuta porta la firma di questa rete. A sostenere il ricorso sono tre organizzazioni: Servicio Jesuita a Migrantes, Coordinadora de Barrios e No Name Kitchen. Tutte risultano aver ricevuto finanziamenti dalla Open Society Foundations. Ma c’è di più: da documenti relativi ai grant emerge inoltre che già nel 2014 Open Society sosteneva un progetto della Coordinadora de Barrios dedicato alla frontiera di Ceuta e ai fatti del Tarajal, la tragedia del 2014 durante un tentativo di ingresso nell’enclave spagnola. Una coincidenza? Per la sinistra si tratta della difesa dei diritti fondamentali, ma dietro sembrerebbe esserci un sistema di pressione politica capace di aggirare il confronto democratico: quando il consenso politico non basta, la battaglia si sposta davanti ai giudici.

La vicenda di Ceuta diventa così un precedente, ma non solo. Segue la nuova frontiera della battaglia sull’immigrazione: non più soltanto muri, confini e controlli, ma tribunali, ricorsi e precedenti. Lo stesso schema lo abbiamo visto in Italia con il caso dei centri per migranti in Albania, portato avanti principalmente da Asgi, anche questa finanziata per anni da Soros, dove una scelta politica contestata in Parlamento è diventata battaglia giudiziaria, con i tribunali chiamati a intervenire sulle politiche del governo.

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