Cronache

"Su Cucchi fu depistaggio" condannati otto carabinieri

Agli ufficiali contestati anche favoreggiamento e omessa denuncia. La famiglia: "Ora ci siamo"

"Su Cucchi fu depistaggio" condannati otto carabinieri

Roma. Condannati per falso, favoreggiamento, omessa denuncia, calunnia. Otto ore di camera di consiglio, poi la sentenza contro gli otto ufficiali accusati di depistaggio sull'omicidio Cucchi. «Sono sotto choc. Hanno distrutto anni e anni della nostra vita. Finalmente ci siamo» commenta Ilaria Cucchi nell'aula bunker del carcere di Rebibbia. Condannato a 5 anni di carcere il generale Alessandro Casarsa, ex comandante del Gruppo Roma, 4 anni al tenente colonnello Francesco Cavallo, ex comandante del Reparto operativo di via In Selci, altrettanti al maggiore Luciano Soligo della compagnia Montesacro, 2 anni e mezzo al carabiniere Luca De Cianni, un anno e 9 mesi all'ex comandante della IV sezione del nucleo investigativo Tiziano Testarmata, 15 mesi a Francesco Di Sano, in servizio a Tor Sapienza, 15 mesi a Lorenzo Sabatino e un anno e nove mesi a Massimiliano Colombo Labriola, comandante di Tor Sapienza. Il pm Giovanni Musarò aveva chiesto una pena più alta per il generale Casarsa, 7 anni, cinque anni e mezzo per Cavallo, cinque per Soligo e De Cianni, quattro per Testarmata, 3 anni e tre mesi a Di Sano, tre anni a Sabatino e 13 mesi a Labriola. «Un Paese intero preso in giro per anni», aveva detto Musarò nella sua requisitoria. L'inchiesta sul depistaggio viene avviata dopo le dichiarazioni di un carabiniere. Riccardo Casamassima racconta al pm di aver subìto minacce per rendere una testimonianza negativa al processo d'Appello sulla morte del geometra romano. È il giugno del 2015. Perché arrivino i primi avvisi di garanzia servirà la testimonianza del carabiniere Francesco Tedesco, imputato al processo bis. Tedesco presenta una denuncia contro ignoti per la scomparsa di un'annotazione di servizio da lui scritta il 22 ottobre 2009 nella quale espone i fatti accaduti la notte fra il 15 e il 16 ottobre. Nel documento Tedesco dice di aver assistito al pestaggio da parte dei colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, i due militari che hanno ammanettato Cucchi assieme a lui e ai colleghi Gabriele Aristodemo e Gaetano Bazzicalupo. I primi indagati per falso e inquinamento probatorio sono Cavallo, Soligo, Labriola e Di Sano. Interrogato come persona informata sui fatti, viene messo sotto accusa anche il generale di brigata Casarsa. Secondo l'impianto accusatorio è lui ad aver avviato il depistaggio coinvolgendo, a cascata, l'intera catena di comando per sviare il processo verso persone che non avevano responsabilità. Come gli agenti di custodia Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici accusati da Tedesco, Mandolini e Nicolardi, e assolti con formula piena. Condannati in primo grado, invece, 5 medici dell'ospedale Pertini per omicidio colposo, assolti in Appello. Il 14 aprile del 2019 gli 8 carabinieri sono rinviati a giudizio. Fra le accuse quella di aver scritto una falsa annotazione di servizio datata 26 ottobre 2009 «per procurare l'impunità dei carabinieri responsabili di avere cagionato le lesioni». Il maresciallo Mandolini omette i nomi di Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo. Una seconda nota parla di dolori sia per la temperatura che per la rigidità della tavola del letto riferiti da Cucchi. Falsa.

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