Oggi circa 5,5 milioni di cittadini sono chiamati a esprimersi sull'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni". La proposta prevede che, al raggiungimento dei 9,5 milioni di abitanti tra circa 5 anni, il governo della Confederazione dovrebbe agire riducendo i permessi per il ricongiungimento familiare e respingendo maggiormente le domande d'asilo depositate, che ogni anno ammontano a 25mila. Al raggiungimento dei 10 milioni, poco prima del 2050, verrà poi prevista la rinegoziazione dell'accordo di libera circolazione con l'Unione Europea. Oppure, con la mancata intesa tra le parti, la disdetta unilaterale del patto. Il voto nasce sotto la spinta del partito conservatore Udc. Piero Marchesi è l'esponente che più di tutti ha cercato di convincere i residenti svizzeri a votare Sì a questa modifica costituzionale. "Se prima del 2002 l'immigrazione era gestita con tetti massimi e una preferenza indigena, la successiva adozione degli accordi con l'Ue ha definitivamente provocato un aumento dai 7,2 milioni ai 9,1 di oggi. In proporzione, un'esplosione di 16 volte di quella della Germania", dichiara il presidente dell'Udc Ticino. "Il fatto che oggi il nostro pil pro capite non aumenti in modo consistente significa che una buona parte dell'immigrazione produce solo una serie di costi a carico dello stato sociale" dice.
Marchesi condivide il concetto di remigrazione - anche se preferisce il termine "rimpatrio" - e non ci vede nulla di razzista: "Espellere chi non ha requisiti per ottenere il permesso di soggiorno o chi ha commesso reati gravi è una
pura questione di principio, altrimenti metteremmo a rischio l'esistenza dei nostri paesi e delle nostre culture. Non gestendo la migrazione, certi fenomeni rischiano di degenerare in situazioni estremamente preoccupanti"