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Terremoto in Spagna: "Corruzione e complotto nel partito socialista"

Perquisita la sede del Psoe. Le accuse: tangenti e falso per insabbiare le inchieste contro il premier

Terremoto in Spagna: "Corruzione e complotto nel partito socialista"
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C'è un giudice a Madrid. I filoni giudiziari che stanno scoperchiando in Spagna un potenziale vaso di Pandra di matrice socialista sono due. Da un lato c'è un giudice che accusa il Psoe e il suo ex segretario organizzativo, Santos Cerdán (uomo di Pedro Sánchez), di aver pagato con fatture false per insabbiare i casi di corruzione socialista che hanno riguardato l'inner circle di Sánchez (moglie e fratello). Dall'altro c'è l'inchiesta che ha toccato l'ex premier Josè Zapatero per le relazioni pericolose con il Venezuela, compreso il traffico di oro, petrolio e una possibile stecca da 2 milioni per aver salvato con 53 milioni di euro di aiuti pubblici una compagnia aerea, dedita ai collegamenti con Caracas e Maduro.

Non è una semplice tangentopoli in salsa iberica, ma molto di più, perché racconta come gli indagati avrebbero, sempre secondo le accuse, avvicinato esponenti della magistratura per stoppare gli scandali e continuare a restare al governo. A smuovere le acque, in un paese dove l'intreccio tra giudizi, sindacati e partiti di sinistra è molto forte, ci ha pensato Santiago Pedraz, giudice della Corte nazionale, per questa ragione già additato di simpatie conservatrici. Da mesi sta indagando su un possibile complotto per sabotare i procedimenti legali che coinvolgono il Psoe e il governo e sui pagamenti che sarebbero stati effettuati dalla dirigenza del partito socialista a loro favore.

Personaggio centrale di questa "paella connection" è il facilitatore Leire Díez, arrestato nel dicembre scorso in un'operazione relativa alla presunta riscossione di tangenti. I file ritrovati sono talmente tanti e pieni di particolari che il giudice ha deciso di ordinare all'Unità Operativa Centrale (Uco) della Guardia Civile di recarsi presso la sede del Psoe per un'ampia ispezione. Nell'occhio del ciclone, oltre a Diez, ci sono anche l'ex segretario organizzativo del Psoe Santos Cerdán, l'imprenditore Javier Pérez Dolset, l'ex ministro della Presidenza della Junta de Andalucía Gaspar Zarrías e l'avvocato Ismael Oliver. Devono rispondere di associazione a delinquere, corruzione, divulgazione di segreti, istigazione alla falsa testimonianza, falsa accusa, falsificazione di documenti commerciali, traffico di influenze e reati contro le istituzioni dello Stato.

Secondo il giudice Pedraz, il partito socialista spagnolo avrebbe pagato il "facilitatore" Díez per "destabilizzare sistematicamente" i pm che si occupavano delle inchieste a carico del fratello e della moglie di

Sánchez. In sostanza l'accusa ritiene che fosse stata orchestrata una struttura ad hoc ideata da Santos Cerdán per "attaccare" i magistrati Juan Carlos Peinado e Beatriz Biedma. Una sorta di partito al servizio della famiglia.

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