Nessuna strumentalizzazione. È questo il severo messaggio mandato dai genitori di Ambra, la donna trans uccisa nel 2018 a Bari e indicata inizialmente come madrina onoraria del Pride in programma nel capoluogo pugliese sabato 13 giugno.
La famiglia, infatti, ha deciso di prendere le distanze in modo inequivocabile sia dalla manifestazione che da ogni iniziativa che utilizzi il nome della figlia, la sua immagine o la sua tragica storia.
Non soltanto la famiglia chiarisce la propria estraneità all'iniziativa e di "non essere coinvolta", e che quindi non sia stata richiesta loro alcuna forma di autorizzazione. Poi specificano che "ricordare Ambra e raccontarne la storia è un dovere di memoria", ma che questo "non significa appropriarsi della sua immagine o trasformarla in un simbolo funzionale a iniziative decise da altri". Come si fa a evocare una donna deceduta otto anni fa senza coinvolgere in alcun modo la sua famiglia, non avendo la delicatezza di chiedere loro, quantomeno, se fossero d'accordo? Per i genitori, infatti, l'iniziativa annunciata non rappresenta "un semplice omaggio", ma rischia di ridurre "una vita, una sofferenza e una tragedia familiare a strumento di rappresentazione pubblica".
Poi c'è forse il passaggio più delicato del loro messaggio, che fa comprendere come la memoria di Ambra sia stata lasciata cadere nel dimenticatoio dopo la sua morte e che loro in primis abbiano provato un senso di solitudine: la famiglia si dice infatti amareggiata dal fatto che il nome di Ambra venga richiamato oggi, mentre "durante la sua vita e nei lunghi anni successivi alla sua morte, in pochi si sono realmente interessati alla sua storia, alle circostanze della sua scomparsa e alla mancanza di giustizia che ancora pesa sulla sua vicenda".
I familiari, chiedendo, quindi, che il suo ricordo venga rispettato "senza iniziative che possano prestarsi a interpretazioni strumentali o a utilizzi non condivisi dai suoi cari".
Una presa di distanza che dovrebbe far riflettere chi, in nome della vittima, fa riferimento a "una scelta politica chiara" nell'aver scelto proprio lei come paladina.Nella speranza che giungano alla famiglia delle scuse, resta comunque un episodio che fa comprendere come spesso più che omaggiare una vittima la si usi per i propri scopi.