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Trump tiene la Nato sotto sequestro ma Rutte lo difende: "Non spacca nulla"

Il presidente in Turchia con minacce di disimpegno. Il segretario sta con lui

Trump tiene la Nato sotto sequestro ma Rutte lo difende: "Non spacca nulla"
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Donald Trump sbarca ad Ankara per un vertice Nato ad alta tensione, dopo che il presidente americano ha minacciato a più riprese di ridimensionare il ruolo degli Usa, e ha accusato gli alleati di slealtà per non aver sostenuto la guerra contro l'Iran.

Il primo incontro per il tycoon è con il padrone di casa, il presidente Recep Tayyip Erdogan. E i funzionari turchi sperano che la loro amicizia possa contribuire ad allentare gli attriti. La Turchia cercherà infatti di sfruttare il buon rapporto tra i due per superare le divergenze interne alla Nato, come ha spiegato al New York Times il ministro degli Esteri di Ankara, Hakan Fidan: "Per Trump è semplicemente una questione di fiducia e amicizia - ha detto -. Vogliamo sfruttare questa amicizia a vantaggio del bene comune, per l'intera famiglia della Nato".

Quindi, sempre domani, ci sarà la cena con gli altri leader, mentre il vertice vero e proprio si terrà domani mattina (i diplomatici lo hanno volutamente abbreviato per ridurre al minimo potenziali tensioni). In seguito, Trump ha in programma di vedere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il siriano Ahmed al-Sharaa, prima di tenere la conferenza stampa finale. Le rimostranze del presidente Usa hanno già monopolizzato gran parte delle attività della Nato, e il segretario generale Mark Rutte ha cercato di appianare la situazione elogiando la gestione dell'inquilino della Casa Bianca. Gli Usa "non stanno spaccando" la Nato, ha ripetuto ieri, sottolineando che "avere una revisione della postura e delle forze è una mossa saggia, sarà in consultazione con gli alleati, non c'è da preoccuparsi". Inoltre, a suo parere, non è "sano" per l'Europa affidarsi così tanto a Washington per la propria difesa, e il processo di ribilanciamento renderà l'alleanza "sostenibile". Secondo quanto sostiene il Wall Street Journal in un lungo editoriale, la vera questione al centro del summit di Ankara non saranno gli attacchi di Trump all'alleanza ma il ritiro delle truppe americane dall'Europa, che manda un pericoloso segnale a Vladimir Putin. Va riconosciuto al presidente americano il merito di aver preteso che gli europei investano di più nella difesa, ha sottolineato il giornale, ma il riarmo europeo richiederà tempo e non si può far finta che le truppe europee siano oggi pienamente pronte a sostituire le brigate americane. Le forze Usa in Europa dovrebbero spostarsi verso est, verso il fronte, in Polonia e nei Paesi baltici. Tuttavia, non sembra essere questo l'orientamento dell'amministrazione, che minaccia di avviare una revisione semestrale della propria postura. Trump, intanto, ha spiegato che "Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente, e anche Zelensky lo vuole, ne parleremo al vertice Nato". Come ha fatto sapere la Casa Bianca, lo scopo del bilaterale con il leader di Kiev è proprio quello di discutere "come porre fine al conflitto".

La situazione sul campo di battaglia è "in chiara fase in stallo da un paio di mesi", ha osservato un funzionario Usa, e nessuna delle due parti sta compiendo "progressi significativi".

The Donald, sul tema, avverte "una reale urgenza per cercare di chiudere un conflitto che dura da oltre quattro anni".

Sul fronte di Mosca, invece, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito che i due leader hanno concordato di tornare a parlare "a breve". Secondo Peskov, sull'Ucraina Trump "è coerente e convinto della sua comprensione di ciò che sta accadendo, ma, soprattutto, è aperto ad ascoltare da Putin le informazioni che gli vengono trasmesse".

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