Il campo largo si prepara a sfilare a Napoli domani per il lancio della campagna elettorale e, tra i cacicchi in prima fila, torna a far capolino un vecchio spettro: il reddito di cittadinanza. La scelta della città partenopea non è casuale. Napoli è stata per anni l'area a più alta densità di percettori d'Italia (13% nazionale, i due terzi della Campania che pesava per il 20%) , e proprio da lì il Movimento Cinque Stelle vuole ripartire per rilanciare il sussidio come architrave del programma della coalizione.
A confermare la centralità del tema ci pensa Marco Sarracino, deputato dem e plenipotenziario di Elly Schlein in Campania, che rivendica un modello fondato su "battaglie politiche nette: far crescere i salari, potenziare la sanità pubblica, difendere il sud dall'autonomia differenziata". Parole che, lette in filigrana, lasciano intravedere la nostalgia per l'assistenzialismo pre-riforma.
I numeri, però, raccontano un'altra storia. Il reddito di cittadinanza si è chiuso il 31 dicembre 2023 dopo un quinquennio costato 34,6 miliardi di euro, con un picco di 8,87 miliardi nel solo 2021. Da allora il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,2 al 5% e gli occupati sono passati da 23 milioni e 754mila a 24 milioni e 336mila, con un incremento netto di 582mila posti di lavoro. Una crescita fatta soprattutto di stabilità: i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di quasi 940mila unità, mentre quelli a termine si sono ridotti di 266mila.
Il passaggio all'Assegno di Inclusione e al Supporto per la Formazione e il Lavoro ha inoltre prodotto un risparmio netto per l'erario superiore a 5,19 miliardi di euro nel primo biennio, senza penalizzare le famiglie fragili, che ricevono un assegno medio di 697 euro mensili. La piattaforma Siisl, nel frattempo, ha superato il fallimento dei navigator, che su 1,15 milioni di beneficiari occupabili ne avevano ricollocati appena 152mila, il 13% del totale.
Proprio la Campania, con le sue disfunzionalità nella gestione del reddito, resta oggi la regione dove i ritardi amministrativi del centrosinistra rallentano l'attuazione delle politiche attive Garanzia occupazione lavoro (Gol). Un paradosso che il campo largo sembra intenzionato a coprire tornando a promettere sussidi anziché lavoro.
Non stupisce che a fare da apripista in Campania sia lo stesso governatore Roberto Fico, che sta studiando un sussidio regionale ribattezzato reddito di dignità, 500 euro al mese ai disoccupati. Una misura dal sapore squisitamente elettorale che, se varata prima del voto, rischia di anticipare su scala locale ciò che il campo largo vorrebbe imporre a livello nazionale: il ritorno al sussidio senza condizionalità, proprio nella regione che più di ogni altra ha già sperimentato gli effetti distorsivi del vecchio reddito di cittadinanza.
Il confronto tra territori dice molto sulla reale efficacia delle politiche attive del lavoro. In Lombardia oltre 290mila persone hanno avviato un percorso Gol e più della metà ha già trovato un'occupazione stabile.
In Campania, invece, la cronica lentezza dei concorsi regionali per i centri per l'impiego ha lasciato migliaia di ex percettori in un limbo amministrativo, ritardando l'attivazione al lavoro che dovrebbe sostituire il vecchio assistenzialismo.Il rischio, agitando Napoli come vetrina, è riportare il Paese indietro proprio mentre i dati certificano che il lavoro, e non l'assistenzialismo, è la strada che ha funzionato.