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Vannacci gela Lilli: "Io di destra vera"

Il leader di Futuro nazionale ospite della Gruber su La7 non fa sconti alla sinistra

Vannacci gela Lilli: "Io di destra vera"
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Attacca il centrodestra, ma non si definisce di "estrema destra". Se la prende con Matteo Salvini ma il generale non usa il cannone contro Giorgia Meloni.

Roberto Vannacci e Lilli Gruber. Lei prova a stanarlo per lanciarlo a tutta contro la maggioranza, lui tenta di tenere il punto. Il leader di Futuro Nazionale si presenta, in camicia estiva a righe senza giacca, nel salotto di Otto e Mezzo su La7, e non tracima.

Quello che doveva essere uno dei match catodici più attesi delle ultime settimane non ha mai esondato dai limiti del fair play. Insomma, il generale tiene la bussola. O, meglio, come dice lui, il "sestante".

Si definisce in questo modo Vannacci, quando - incalzato dalla conduttrice - risponde sul suo rapporto con Meloni e la destra di governo. "Con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra, la deriva che c'è stata dal momento in cui questo governo ha preso ufficio e quello che è successo fino a oggi. Molte delle cose proposte non sono state realizzate", si tiene in equilibrio. Poi non cade nella "trappola" della definizione di estremista di destra. "Sono un politico, ma non mi definisco di estrema destra. Mi definisco di destra autentica, fiera di essere destra e non rinnega nulla della propria identità", replica a Gruber. Poi parla del fenomeno "Futuro Nazionale", in ascesa nei sondaggi, partito da outsider ma adesso in cerca di una struttura da partito tradizionale, senza "seduzioni" neo-grilliste da partito liquido anti-sistema tout court. E, quindi, su Fn, Vannacci definisce la sua creatura come "un partito non ancora nato, con un programma che verrà spiegato e diffuso all'assemblea costituente di questo fine settimana".

Da qui la necessità di tenersi le mani libere, sempre in merito al suo rapporto con la coalizione del centrodestra. Alleanza sì, alleanza no? È questo il dilemma. "Al momento un accordo non è all'ordine del giorno. Le alleanze si faranno a ridosso delle elezioni. Abbiamo linee rosse sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul green deal. Peccato che su quest'ultimo ci siano alleati di Meloni che in Europa votano a favore", è la risposta. Con stilettata a Forza Italia. Spartito suonato di nuovo rispondendo a una domanda su Marina Berlusconi. "Poi spiegherà a che titolo parla. Come finanziatrice di FI? Nel caso, prendiamo atto che è un partito eterodiretto dalla finanza e dall'editoria", dice. E su Salvini: "Non l'ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100 mila iscritti".

Gruber e Vannacci duellano su diritti civili, immigrazione e Lgbtq+. E, di nuovo, gli equilibri della politica. "I miei compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza, e a me sta bene. Voglio la sporca dozzina", rivendica, parlando dei nuovi ingressi in Fn. Sulla legge elettorale Vannacci rivendica anche l'emendamento dei vannacciani "anti-quote rosa" e pure la remigrazione.

E

con il centrodestra di governo è ancora polemica. Giovanni Donzelli, big di FdI, nel pomeriggio lo infilza: "E' contro di noi, non vedo perché fare alleanze con chi vuole far cadere il governo". Lui attacca ma non esonda.

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