Vaticano, processo al via Becciu alla resa dei conti denuncia i suoi nemici

Il cardinale, alla sbarra per lo scandalo del palazzo di Londra, cita Perlasca e Chaoqui

Vaticano, processo al via Becciu alla resa dei conti denuncia i suoi nemici

Un'udienza di sette ore, nella sala polifunzionale dei Musei Vaticani dove da alcuni mesi si tengono tutti i processi della piccola città-stato per permettere di rispettare le misure di distanziamento sociale. Il Vaticano, dopo quasi due anni dall'inizio dell'inchiesta, dà il via al maxiprocesso sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, in particolare sull'acquisto di un palazzo di lusso a Londra, al numero 60 di Sloane Avenue. Un'operazione da oltre 200 milioni di euro, prelevati dalle casse della Santa Sede, incluse quelle dell'Obolo di San Pietro, i fondi per la carità del Papa. Un'indagine che ha scoperchiato un sistema di corruzione all'ombra del cupolone, con faccendieri e broker che nel corso degli anni hanno svuotato la cassaforte vaticana per «attività finanziarie speculative illecite», così come le hanno definite i pm di Papa Francesco. Dei dieci imputati, tra manager, finanziari e alti prelati, alla prima udienza erano presenti soltanto in due: monsignor Mauro Carlino, già segretario particolare del Sostituto della Segretaria di Stato, accusato di estorsione e abuso d'ufficio e il cardinale Angelo Becciu, il primo porporato della storia recente a finire sul banco degli imputati per i reati di peculato, abuso d'ufficio anche in concorso e subornazione (per aver tentato di convincere, secondo l'accusa, uno dei testimoni, monsignor Alberto Perlasca, suo ex collaboratore nell'ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, a ritrattare).

Il cardinale è stato rinviato a giudizio con il via libera ai giudici di Papa Francesco, nove mesi dopo che il Pontefice lo aveva defenestrato dal ruolo di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, togliendogli anche i diritti connessi al cardinalato. Bergoglio nei mesi scorsi ha modificato, infatti, l'ordinamento giudiziario stabilendo che anche i cardinali e i vescovi devono essere giudicati dal Tribunale Vaticano. Precedentemente solo la Corte di Cassazione vaticana, presieduta da un cardinale poteva giudicarli.

Il porporato sardo dovrà spiegare alla corte perché, quando era il numero due della Segreteria di Stato, aveva inviato centinaia di migliaia di euro della Santa Sede alla cooperativa sociale «Spes», presieduta dal fratello Tonino, braccio operativo della Caritas di Ozieri, in Sardegna. Al termine della prima udienza, Becciu ha detto ai giornalisti di sentirsi «sereno e tranquillo in coscienza, con la fiducia che i giudici sapranno vedere i fatti riconoscendo la mia innocenza. Sono venuto al processo perché mi ci ha mandato il Papa a cui sono obbediente. Ma devo annunciare», ha aggiunto, «che con grande dolore ho dato mandato ai miei legali di denunciare per calunnia monsignor Alberto Perlasca e la signora Francesca Immacolata Chaouqui (la pr calabrese, ex membro di una commissione economica vaticana, processata e condannata con pena sospesa dal tribunale vaticano per lo scandalo Vatileaks 2, ndr), per le grandi falsità dette su di me e che sono comparse nella carte processuali».

Gli altri otto imputati, tra cui Cecilia Marogna, la manager che ha ricevuto 575mila euro dal porporato sardo per effettuare attività di intelligence in Africa, erano rappresentati in aula dai loro legali che hanno sollevato alcune eccezioni invocando il diritto alla difesa. Per questo motivo, dopo essersi riunita in camera di consiglio, la corte, presieduta da Giuseppe Pignatone, ha aggiornato la prossima udienza al 5 ottobre. Il presidente del Tribunale Vaticano, al termine dell'udienza ha anche revocato il mandato di cattura per il broker Raffaele Mincione, uno dei dieci imputati. Presente in aula l'avvocato Paola Severino, già ministro della Giustizia italiano, che nel processo rappresenta la Segreteria di Stato, costituitasi parte civile.

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