Dal nostro inviato a Manduria (Taranto)
Bruno Vespa, padrone di casa al Forum Masseria organizzato da Comin and Partners, ci apre le porte della sua tenuta. Per tre giorni, il dibattito nazionale si sposta a Manduria, in Puglia, tra uliveti secolari, muri bianchi di calce e botti di vino.
Sei anni fa il Forum in Masseria era una scommessa. Oggi è un appuntamento fisso. Qual è stata l'intuizione giusta?
"Forum in Masseria è diventato un brand registrato che usiamo ormai sia per eventi interni, come il Forum estivo e quello dedicato alla cucina, sia per quelli esterni, come il Forum invernale a Saturnia, il Forum Difesa e altri appuntamenti. L'intuizione è stata mettere in contatto il vertice del mondo politico e grandi imprenditori in modo assolutamente informale".
C'è stato un momento preciso, in queste sei edizioni, in cui ha capito che il Forum non era più un esperimento ma un'istituzione?
"Le prime due edizioni furono un timido tentativo. Poi è arrivato il decollo, anche perché si scoprì che Li Reni è un luogo ameno, confortevole e rilassante. Da quel momento il Forum ha cominciato a camminare con le proprie gambe".
Qual è stato il fuori programma più memorabile che le è capitato qui a Manduria?
"Nel 2022 Giorgia Meloni venne come capo dell'opposizione. Quando tornò l'anno successivo da presidente del Consiglio, con il compagno e la figlia, fu impossibile garantirle un minimo di privacy. Ricordo ancora i cecchini sui tetti della masseria".
Lei è produttore di vino oltre che giornalista. Se Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Roberto Vannacci fossero un vino, quali sarebbero?
"Per Giorgia Meloni penso al Donna Augusta, un grande bianco dedicato a mia moglie. Voleva un vino che non facesse rimpiangere i rossi e Riccardo Cotarella le ha cucito addosso un bianco corposo. La piccola percentuale di Semillon che lo rende profumato è adatta alla Meloni, costretta dal ruolo ad addolcire talvolta il carattere. Salvini ama i rossi robusti: quindi Helena, il nostro Nero di Troia che nessuno riconoscerebbe. A Tajani dedicherei il Montiano di Cotarella, un grande Merlot dell'Italia centrale. Le asperità di Vannacci mi fanno pensare invece a un Aglianico, rosso profondo anche se lui è di tutt'altro colore".
E se Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi e Silvia Salis fossero un vino, quali sarebbero?
"Come a Meloni, anche a Schlein dedicherei un nostro bianco: Biancaterra, un Fiano con un bel corpo, visto il deciso posizionamento del suo partito. A Conte, pugliese, il nostro Fedale, un Negroamaro da tutto pasto che abbracci le complesse declinazioni del suo movimento. A Renzi decisamente un rosato: il nostro Flarò può essere fatto con uve di Negroamaro o di Primitivo a seconda delle circostanze e, siccome Renzi è di opinioni mutevoli, mi sembra perfetto. Silvia Salis? TS, il nostro freschissimo spumante appena uscito: molto frizzante".
Ha intervistato praticamente tutti: chi l'ha sorpresa di più quando si sono spente le telecamere?
"Marco Pannella. Le nostre erano interviste molto conflittuali. Poi, finito tutto, una pacca sulle spalle e si andava insieme al bar".
Lei ha frequentato per decenni i luoghi del potere romano. Che cosa ha trovato a Manduria che a Roma manca?
"A Roma è tutto formale. A Manduria gli incontri tra politica e impresa avvengono in modo del tutto informale e in grande relax. È un clima che favorisce confronti sinceri e tanti utilissimi chiarimenti".
Dopo migliaia di interviste, c'è ancora qualcuno che la mette soggezione prima di accendere il registratore?
"Ogni intervista è sempre la prima. La persona più semplice va accudita con la stessa attenzione che si riserva a un grande leader".
Jolly.
Lei racconta l'Italia da oltre mezzo secolo: oggi è più ottimista o più pessimista rispetto al giovane cronista che entrò in Rai?"Ho cominciato a 16 anni e avevo davanti un orizzonte infinito. Oggi mi sono rimasti lo stesso ottimismo e la stessa curiosità di allora, pur vivendo in un mondo che non avrei mai immaginato così conflittuale".