Il villaggio della guerriglia Controlli rafforzati al Moi

Paura dopo i disordini nella baraccopoli

Il villaggio della guerriglia  Controlli rafforzati  al Moi

Nadia Muratore

Torino Palazzi scrostati, pantaloni e maglie appese ad asciugare sulle ringhiere, sporcizia ovunque e ragazzoni di colore, alti due metri che vanno e vengono. Un tempo sorridevano nel veder arrivare un italiano, ora invece guardano con sospetto ogni straniero. O per meglio dire ogni italiano che, sovvertendo l'ordine delle cose, qui diventa uno straniero.

Sembra di essere nel sobborgo di qualche paese africano, invece siamo a Torino, proprio davanti al Centro ricerche Rai, in via Bruno, nell'area dove sorgono le palazzine realizzate per gli atleti delle Olimpiadi invernali del 2006. Conosciuto come l'ex Moi, le quattro palazzine che dopo l'evento dovevano diventare alloggi per gli studenti, ora sono occupate abusivamente da un migliaio di profughi oltre mille e 300 per la precisione - per lo più musulmani, molti uomini giovani, nonché una quarantina di famiglie: una città abusiva nella tranquilla ed elegante Torino.

Materassi e coperte nei sottoscala, sedie e poltrone all'aperto evidenziano che per quanti siano questi profughi, sono troppi anche per essere contenuti nell'ex Moi. Un'isola galleggiante, che si finge di non conoscere, all'interno di una città come Torino che da Sergio Chiamparino fino all'ex sindaco Piero Fassino ha cercato di rifarsi il look, diventando più europea.

Un fantasma silenzioso, rimosso dalle menti dei torinesi e dall'agenda del fare degli amministratori, che a volte però esplode nella sua criticità, come quando nell'estate di un anno fa, una ragazza disabile sparì da casa e due giorni tornò, accusando tre residenti dell'ex Moi, tutti arrestati, di averla violentata. Quando scoppia qualche bomba, si riparla di sgombero e di censimento sociale ma poi tutto viene lasciato com'è. Ma le tensioni anche tra gli stessi profughi, provenienti da almeno 25 nazionalità diverse, spesso esplodono.

A scatenare la guerriglia umana, di mercoledì notte, pare sia stata una sedia. Secondo le prime ricostruzioni della Digos e all'indagine coordinata dal pm Paolo Borgna, alcuni profughi sono andati nel vicino bar Sweet, ritrovo dei tifosi granata ed hanno chiesto una sedia che il titolare era disposto a regalare. Ma prima di uscire, i due hanno cercato di portare via anche un'altra sedia e un tavolino, il che ha scatenato la reazione di alcuni ultras che hanno deciso di «dare una lezione» ai profughi. Così oltre 300 abusivi delle ex villaggio olimpico sono scesi in strada: hanno sradicato cartelli, lanciato bottiglie, ribaltato cassoni dell'immondizia. Urlato contro i residenti della zona, prendendosela con i passanti, inscenando la prima rivolta dei migranti della storia di Torino. Le grida «italiani razzisti», «bastardi», «carogne», sono diventate in attimo cori, una manifestazione in strada che ha bloccato il traffico, richiamato fuori casa la gente che stava andando a dormire. Per Chiamparino, presidente della Regione «bisognerà affrontare il problema del trasferimento degli occupanti del Moi in un contesto di legalità». Parole insufficienti per la Lega: «Sono disordini ormai quotidiani». Intanto il prefetto di Torino Renato Saccone, ha deciso di rafforzare i controlli e disporre presidi permanenti di polizia e carabinieri per tenere sotto controllo la situazione.

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