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"Politiche scellerate. La crisi del pubblico fa male anche al privato"

Nemmeno le aziende ospedaliere private beneficiano della fuga di medici (e pazienti) dal pubblico

"Politiche scellerate. La crisi del pubblico fa male anche al privato"

Nemmeno le aziende ospedaliere private beneficiano della fuga di medici (e pazienti) dal pubblico. Parola di Barbara Cittadini presidente Aiop, l'associazione che rappresenta gli ospedali privati.

Perché il sistema sanitario pubblico è arrivato al collasso (prevedibile)?

«È il risultato di una politica miope, scellerata. Per anni sulla Sanità si è esercitata un'austerità per nulla lungimirante: i tagli lineari alla spesa pubblica hanno prodotto criticità strutturali che, adesso, si traducono in disservizi alla popolazione. Occorre raggiungere almeno il 7,5% di valore della spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, in considerazione che la media dei Paesi Ocse è 7,2%».

Le aziende sanitarie private/convenzionate ne beneficiano? O anche il privato risente degli errori di programmazione?

«Servizio privato e pubblico del Ssn devono avere, pur tenendo conto della differenza di stato giuridico, piena ed uguale dignità. Questo perché pubblica è la funzione di tutela della salute. È necessario superare la logica fallimentare dei tetti di spesa, che ha dimostrato di depotenziare il sistema sanitario nella sua capacità di dare risposte ai bisogni assistenziali».

Perché in questi anni non è stato rivisto il numero chiuso a Medicina?

«La ratio sottesa al numero chiuso è relativa alla potenzialità degli atenei, alla salvaguardia della qualità formativa e a un numero di posti calcolati, in maniera errata, rispetto alle esigenze a medio termine. Negli ultimi anni si è passati da 9mila a 15mila posti, anche, per rispondere alla carenza di personale. Per Aiop è fondamentale investire nella formazione per dotare gli ospedali di medici specialisti, soprattutto, in medicina d'urgenza, la cui carenza rappresenta oggi un problema rilevante per la tenuta del servizio sanitario».

Come ridare appeal alla professione?

«Tra le corsie delle nostre strutture, ho avuto il privilegio di incontrare persone appassionate che svolgono la loro professione con dedizione. Non possiamo, però, sottacere che ci sono delle pratiche che demoralizzano e disincentivano le aspirazioni di tanti professionisti. Nella Sanità del futuro deve riaffermarsi, prima di tutto, la natura universalistica e solidale del Servizio sanitario nazionale».

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