La Polverini vince all’ultimo voto

La candidata Pdl strappa il Lazio al centrosinistra la Regione dopo un estenuante
testa a testa con la radicale Bonino. Decisivo il voto delle province,
annullato l’handicap del simbolo Pdl escluso: "La democrazia ha
prevalso". La nuova governatrice è andata al cinema a metà scrutinio. Il film? "È complicato"

Roma - Piange Renata Polverini, distrutta dopo una giornata al cardiopalma, dopo un estenuante testa a testa con Emma Bonino. Ma alla fine ha avuto ragione: «Ho vintooo, grazie! La democrazia ha prevalso!», grida in piazza del Popolo prima di lasciarsi andare a lacrime che è tensione sciolta dopo le ultime scheda scrutinate. Ci credevano in pochi. «Quanto accaduto dimostra che i miracoli sono possibili: non si può andare contro la volontà popolare», singhiozza. E di miracolo parla pure il ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche lui in piazza a festeggiare la vittoria più dura e insperata di queste elezioni assieme ai ministri Meloni e Ronchi, il sindaco Alemanno, Gasparri e molti parlamentari del Pdl. Poi la neo govenatrice del Lazio ringrazia chi, più di tutti, c’ha creduto fino in fondo: «Un grazie al presidente Berlusconi» che la chiama a notte fonda per farle i complimenti.

Un finale al fotofinish con l’esito deciso soltanto per un pugno di voti. E alla fine è vittoria. Come nelle politiche del 2006, quando tutti avrebbero scommesso sulla débâcle di Berlusconi, tranne Berlusconi, e così non fu: allora fu sconfitta soltanto per 24mila contestatissime schede, praticamente un pari. Nel Lazio ieri, invece, in una giornata vissuta sulle montagne russe con un vantaggio risicatissimo per la Bonino, alla fine è arrivata la riscossa del centrodestra. E dire che anche nel Pdl laziale, alla vigilia, tirava una brutta aria e i sondaggi riservati in mano al Popolo della libertà dicevano nero. Invece.

Invece è successo che nonostante la Polverini scendesse in campo zoppa, con il simbolo del Pdl clamorosamente escluso dalla lista nella provincia di Roma, l’ex sindacalista Ugl abbia corso velocissima fino a tagliare il traguardo un pelo davanti alla rivale. Una gara straordinaria e insperata che ha lasciato di stucco la squadra del centrosinistra, musi lunghi e delusione fino a notte fonda. Già, perché il sogno piddino di vincere facile, specie in provincia di Roma, si frantumava man mano che arrivavano i dati delle prime sezioni scrutinate: soltanto 52,1 per cento per la Bonino, 47,2 per la Polverini. Poco, troppo poco per archiviare la pratica contro una candidata costretta a giocare con l’handicap. Una menomazione senza la quale, per il Pdl, sarebbe stato trionfo.

Per il centrosinistra, invece, il vantaggio troppo sottile a Roma era da mettere sul piatto della bilancia delle altre province laziali, dove il simbolo del Pdl sulla scheda c’era eccome e dove, tradizionalmente, il centrodestra è più forte. Così, lo scarto si assottigliava fino a ridursi a zero. La Polverini stracciava la radicale a Viterbo (54%), a Rieti (56%), a Frosinone (60%) e a Latina (63%), zona in cui l’ex sindacalista ha quasi doppiato la Bonino. Risultato, a scrutinio quasi definitivo: oltre il 50% per la Polverini, poco più del 49% per Bonino. Un successo per poche migliaia di schede.

Una giornata sfibrante per entrambe le concorrenti: quella di sinistra a masticare amaro fino alla fine, tenendo bocca cucita e nervi tesi come una corda di violino; quella di centrodestra a cercare distrazioni al cinema a vedere un film dal titolo che più azzeccato non si può: È complicato, con Meryl Streep. Complicatissima sembrava la sfida contro un big come la Bonino, troppi fattori a giocare contro. Innanzitutto una candidatura dal volto umano ma poco conosciuto come la Polverini, pezzo grosso ma soltanto nel sindacato. Poi il pasticcio delle liste e l’attacco frontale della sinistra che ha costretto a intervenire perfino il governo, sebbene con un’operazione non andata a buon fine: a nulla è valso il decreto salva-lista, contestatissimo e poi bocciato definitivamente dai giudici. Un episodio che, comunque, non ha giovato all’immagine di un partito obbligato a giocare in difesa. In seguito il colpo di reni quasi imposto dal presidente Berlusconi e la grande manifestazione di Roma. Poi il rischio, valido anche per tutte le altre Regioni, di pagare lo scotto nelle elezioni di medio termine, da sempre rivelatesi uno schiaffo nei confronti dei partiti al governo. Infine il dato pericolosissimo dell’astensione, tradizionalmente più fastidioso per la coalizione dei moderati. Hanno votato soltanto sei elettori su dieci, contro il 72,6 per cento delle regionali del 2005.

Eppure, nonostante i forti venti contrari, la Polverini s’è lanciata nella competizione fino all’ultimo e s’è imposta contro un’avversaria già sul banco degli imputati. Nel centrosinistra non sono pochi quelli pronti ad affilare i coltelli nei confronti di chi ha puntato i piedi per candidare una Radicale che non poteva strappare più di tanti consensi a un elettorato cattolico che, proprio a Roma, pesa più che altrove.

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