Quel premier schiacciato nella morsa di Usa e Iran

La missione impossibile: tenere fuori il Paese dallo scontro fra i due arci-nemici. E di uscire dalla crisi

È stato il primo viaggio all'estero del nuovo premier iracheno Mustafa al-Kadhimi. La tappa a Teheran era scontata, ma meno facile delle apparenze. L'Iraq sciita del post-Saddam Hussein gravita in maniera naturale verso l'Iran ma le interferenze smaccate dei Pasdaran hanno negli ultimi mesi intaccato la fiducia e Bagdad, soprattutto, non vuole essere trascinata in una guerra con gli Stati Uniti. Al-Kadhimi è apparso al fianco del presidente iraniano Hassan Rohani, entrambi con la mascherina, separati dalle bandiere dei rispettivi Paesi, e guardati dall'alto da due ritratti degli Ayatollah Khomeini e Khamenei. Il premier iracheno in quell'occasione ha rassicurato Rohani: l'Iraq non permetterà alcuna aggressione contro l'Iran dal suo territorio. Ma ha anche accennato alla preoccupazione di non diventare un campo di battaglia tra i due arci-nemici: Teheran e Washington.

Anche a casa il premier, ex uomo chiave nella lotta all'Isis, è sottoposto a crescenti pressioni da parte di gruppi alleati dell'Iran che lo percepiscono troppo vicino agli Stati Uniti. Ma la situazione è ancora più complicata, secondo Ali Alfoneh, analista dell'Atlantic Council di Washington: «Se la Forza al-Quds fosse riuscita a installare un primo ministro completamente filo-iraniano, Teheran non avrebbe potuto aspettarsi alcuna cooperazione da Washington in merito alle esenzioni sanzionatorie a Bagdad e avrebbe potuto addirittura rischiare la perdita dell'assistenza degli Stati Uniti all'Iraq. Per questo Al-Kahdimi è visto come il male minore, perché fin dall'inizio ha cercato di trovare un equilibrio tra americani e iraniani e, in una certa misura, è riuscito a farlo».

Anche sul fronte interno la formazione di un nuovo governo in Iraq non è stata facile. Per cinque mesi, il Paese non ha avuto alcun esecutivo in seguito alle dimissioni dell'ex primo ministro Adel Abdul Mahdi, che ha lasciato il posto mentre i manifestanti antigovernativi scendevano in piazza a migliaia, chiedendo lavoro e le dimissioni dell'élite corrotta al potere. Al-Khadhimi è stato nominato dal presidente iracheno Barham Salih dopo che in due precedenti tentativi non si era riusciti a formare un governo. Il suo è un percorso complesso. Nasce a Baghdad nel 1967 studia legge prima di diventare giornalista. Si fa notare per la sua opposizione a Saddam. Ed è costretto a vivere all'estero, in Iran, Svezia e Regno Unito, dove lavora anche come direttore dell'Iraq Pulse del quotidiano online Al-Monitor. Dopo l'invasione americana dell'Irak nel 2003, però torna a casa e diventa direttore esecutivo dell'Iraq Memori Foundation, per documentare i crimini commessi dal regime del dittatore. Nel giugno 2016, viene nominato capo del servizio di intelligence, nel mezzo della crescente battaglia del Paese contro l'Isis.

L'Irak di oggi, oltre al problema del risorgere dello jihadismo, è dilaniato anche da altre crisi, tra cui un'economia colpita duramente dal basso prezzo del petrolio - la principale fonte di entrate dell'Irak - e dalla pandemia di coronavirus, che ha distrutto le economie di tutto il mondo. Milioni di iracheni sono senza lavoro e frustrati. Le entrate del Paese sono scese da 6 miliardi di dollari nel mese di gennaio a 1,4 miliardi di dollari ad aprile, meno della metà dell'importo necessario per coprire i salari del settore pubblico. Anche l'uccisione del generale dei Pasdaran Qassem Soleimani, il 3 gennaio, ha trasformato il Paese in un terreno di battaglia fra Washington e Teheran. Il Parlamento iracheno ha chiesto il ritiro delle truppe Usa, circa 5mila uomini, il Pentagono le ha concentrare in 4 basi e anche per questo l'Isis, meno pressato, ha rialzato la testa.

Al-Khadimi è descritto come dotato di una «personalità unica». E ha promesso di combattere la corruzione, limitare l'accesso alle armi e riportare gli sfollati nelle loro case. Ha assicurato elezioni anticipate e l'adozione di una legge di bilancio che dovrà affrontare la grave crisi economica. Ma il nuovo premier vanta anche amicizie importanti. Il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman ha chiamato il nuovo leader iracheno e ha ribadito il sostegno del Regno all'Iraq. Nel 2017 durante una rara visita nella capitale saudita, Riad, accompagnato dall'ex primo ministro iracheno Haider al-Abadi, al-Kadhimi è stato visto in un lungo abbraccio con il suo amico, il principe ereditario saudita. David Schenker, il massimo diplomatico del Dipartimento di Stato per il Medio Oriente ha detto del premier iracheno: «Se Kadhimi è un nazionalista, dedito a perseguire un Iraq sovrano, se si impegna a combattere la corruzione, sarebbe fantastico per l'Iraq e sarebbe fantastico per le nostre relazioni bilaterali». Chi lo conosce dice che abbia un'ideologia pragmatica, oltre ad avere buoni rapporti con tutti i giocatori coinvolti in Iraq. Ha buoni rapporti con gli americani e un rapporto recuperato di recente con gli iraniani. «Questi sono tempi difficili», ha dichiarato Kadhimi, rivolgendosi al parlamento prima del voto per la sua fiducia. Ma le sfide per il leader iracheno devono ancora iniziare. Abbas Kadhim, direttore dell'Iraq Initiative all'Atlantic Council, ha affermato che Kadhimi potrebbe essere sottoposto a forti pressioni da parte dell'Iran e potrebbe fare fatica ad affrontare i problemi del Paese: «Questo non è per niente un momento per festeggiare».

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