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Il premio Strega vola nel Messico caliente per raffreddare gli animi

Una parte della "sestina" è in trasferta in America mentre è lotta all'ultimo voto

Il premio Strega vola nel Messico caliente per raffreddare gli animi

E così siamo arrivati all'ultimo incontro dello "Strega Tour", il viaggio itinerante, un po' processione laica, un po' via crucis editoriale, che porta gli autori finalisti del premio in giro per l'Italia e il mondo per incontrare i lettori. Ieri, ultima stazione prima del gran final dell'8 luglio, che per la prima volta si festeggerà in Campidoglio a Roma -adiós Ninfeo - è stata a Città del Messico, megalopoli di 21 milioni di abitanti, detta El Monstruo" per le dimensioni immense Il Mostro e la Strega -, un antipasto letterario di quello che sarà l'evento clou quest'anno per la nostra editoria: la Fiera del Libro di Guadalajara che si terrà dal 28 novembre al 6 dicembre con l'Italia Ospite d'onore. E dove, naturalmente, sarà protagonista il vincitore del premio. Che è il più importante in Itaia e che compie 80 anni, esattamente quanti ne ha la Repubblica Italiana: entrambi sono nati nel 1947. L'idea dei fondatori, Maria e Goffedo Bellonci, era infatti creare un riconoscimento e una giuria democratica sul modello del referendum del 2 giugno del '46. Per dire come cultura e politica siano sempre stretti in un abbraccio, più o meno interessato.

Romanzi, protagonismi, premi e giochi di potere. Benvenuti al Museo nacional de Antropología, che custodisce la più vasta collezione di arte precolombiana al mondo: l'Auditorium che accoglie i finalisti è strapieno. I 460 posti sono al completo. Sul palco invece la sestina dei finalisti no. C'è Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), che partiva favorito e forse ancora lo è, a giudicare dal lungo firmacopie di stasera, nonostante la polemica che lo ha investito dopo le frasi poco rispettose - uscite dall'ormai celebre pulmino di Bisceglie - che lo scrittore avrebbe detto su Michela Murgia, scatenando la reazione scandalizzata di Teresa Ciabatti. Un brutto affaire di cui qui nessuno vuole parlare (e il fatto che nel grande banchetto con i libri degli autori italiani più conosciuti, allestito all'entrata dell'Auditorium, Mari sia proprio accanto alla Murgia, crediamo sia più uno scherzo del caso che una perfida citazione). C'è Matteo Nucci, secondo all'ultima votazione con Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli), che potrebbe rimontare, e che qui, meno conosciuto di Mari, sul palco ha però strappato più applausi - lo scrittore e l'impegno, Gaza e il genocidio, pagano sempre - e forse anche guadagnato nuovi lettori e nuovi voti (magari quelli dei sette giurati selezionati dall'Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, diretto da Gianni Vinciguerra, che ha organizzato insieme alla Fondazione Bellonci la serata mesoamericana, aperta dall'ambasciatore Alessandro Modiano). E c'era Elena Rui, che corre con Vedove di Camus (L'Orma), una scrittrice molto riservata, più brava che empatica, sulla quale i bookmakers, book nel senso di libro, non punterebbero, ma forse sbagliando.

Assenti invece proprio Teresa Ciabatti, con Donnaregina (Mondadori) - ma si sapeva già prima del battibecco con Mari che non sarebbe volata in Messico e, per problemi di salute, Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi) e Bianca Pitzorno, 83 anni e una bibliografia estesa come Ciudad de México, con la sua Sonnambula (Giunti): e in effetti potrebbe essere proprio lei, con un colpo dello Strega finale, a portarsi a casa la bottiglia di liquore più amata dagli scrittori, anche astemi, alzando la finora misera percentuale del 16% di donne vincitrici di un premio, per paradosso diretto per 40 anni dalla Bellonci e per 20 da Anna Maria Rimoaldi, che per lo più è ancora un affare di uomini (67 i vincitori al maschile contro 13 al femminile finora).

Insomma, tutto è ancora incerto; tranne una cosa. Che il premio, tra selezioni, dozzine, cinquine che sono sestine, invidie e tentativi di gambizzare il favorito, ricorda la vita è sempre una brutta copia della letteratura proprio la trama del romanzo di Mari. Trenta ex compagni di liceo che stringono un patto, la riffa della morte, versando quote in un fondo comune che andrà all'ultimo superstite, dando vita a una macabra gara di sopravvivenza... L'amicizia, in fondo, è sempre competizione. Soprattutto nel mondo culturale.

Ah. A proposito di numeri, percentuali e vincitori. L'ultima cifra ce la regala il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi. Ed è la risposta alla sempre ripetuta domanda "Quanto fa vendere lo Strega?". Finora si è calcolato il 400-500 per cento in più. Per capirci: mettiamo che un libro fino al giorno prima dell'assegnazione abbia venduto 50mila copie (che è già un numero molto alto), dal giorno dopo fino all'esaurimento della visibilità mediatica offerta dallo Strega arriverà a circa 250mila. Ma è una media. Desiati e Trevi sono arrivati a dieci volte tanto. Però sono dati un po' vecchi.

Come ci anticipa Petrocchi, c'è un economista milanese che sta lavorando a nuovi e più precisi calcoli.

Ora però è tardi. L'Auditorium si svuota e il buffet si riempie. Si brinda a Prosecco italiano, che piace molto ai messicani. Viva la letteratura. ¡Viva México! E viva anche lo Strega.

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