Procreazione, il ministro spaventa la Margherita

Dopo 25 anni da «bandiera rossa», De Simone lascia il Pdci. Azzurri primo partito in Comune

Adalberto Signore

da Roma

Oliviero Diliberto l’aveva messa alla porta qualche mese fa, vittima illustre del duro scontro con Armando Cossutta. E Maura, figlia d’arte, aveva abbandonato la ribalta politica più importante dopo dieci anni passati tra i banchi di Montecitorio, prima tra le fila di Rifondazione comunista e poi, pure per ragioni dinastiche, in quelle del Pdci. In nome di un principio sacrosanto che in verità è ormai la più improbabile delle eccezioni, Diliberto - che, guarda un po’, è al quarto mandato da parlamentare - l’aveva infatti esclusa dalle liste perché già paga di tre legislature consecutive. Così, in rotta con il partito in nome del quale aveva dato un soffertissimo addio al Prc, Maura Cossutta inizia un lento avvicinamento verso i Ds. Che, meno ingrati, le offrono un incarico come consulente del ministero della Salute guidato da Livia Turco. «Con il compito di sottoporre a revisione le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale», avvertono con una certa preoccupazione i cattolici dei due schieramenti. «Con un ben più ampio mandato in materia di tutela della salute della donna e del bambino», spiega invece rassicurante il ministro Turco. E qui sta il punto. Perché è indubbio che la storia della Cossutta, non solo parlamentare ma pure professionale (è laureata in medicina), è assolutamente appropriata a una simile consulenza. Diverso, invece, se il compito dell’ex deputato del Pdci fosse - come sostengono nella Cdl e temono i cattolici dell’Ulivo - strettamente legato al monitoraggio e alla revisione della legge 40.
Il perché sta nell’interpellanza alla Turco presentata da 17 senatori dell’opposizione (primo firmatario Alfredo Mantovano), nella quale si ricorda il suo ruolo di ferma oppositrice alla legge sulla fecondazione. «In un suo intervento in aula del 27 marzo 2002 - spiega Mantovano - sosteneva che per disciplinare la materia “sarebbe bastato un regolamento”, che “la richiesta di capacità giuridica dell’embrione è un mostro giuridico” e che la legge deve stare dietro alla “medicina del desiderio”». Insomma, una posizione fin troppo netta e in direzione decisamente opposta al risultato del referendum abrogativo (dove non andò a votare il 75% per cento degli italiani).
Così, dalla Cdl è un vero e proprio coro di protesta. «Affidare la revisione della legge alla Cossutta - attaccano dall’Udc - è come consegnare una pecora a un lupo». Il segretario della Dc Gianfranco Rotondi parla invece di «nomina discutibile», mentre l’azzurra Isabella Bertolini definisce la scelta «un insulto agli italiani» e accusa i cattolici dell’Unione di tenere «un comportamento equivoco». In verità, una flebile voce la fanno sentire Paola Binetti, Emanuela Baio Dossi, Luigi Bobba e Enzo Carra, tutti della Margherita. Che si dicono «delusi» dalla Turco, accusano la Cossutta di «un possibile conflitto d’interesse che va ben oltre ogni ragionevole pregiudizio» e assicurano che «vigileranno affinché la legge sulla fecondazione assistita non venga stravolta». «Modificarla - replica il ministro - non rientra nel programma di governo». Non risponde «alla provocazione», invece, la diretta interessata. «Come mio costume - spiega la Cossutta - continuo a lavorare seriamente». E incassa gli elogi di Ds, Prc, Italia dei valori, verdi e Rosa nel pugno.

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