Due spicci, la Serie Netflix di Zerocalcare ha raccolto un bel salvadanaio di polemiche per come sono stati retribuiti e fatti lavorare decine di collaboratori e di grafici che hanno lamentato compensi risibili e orari massacranti.
I media, a parte il Giornale e pochi altri (come gli articoli di Grazia Sambruna su MowMag), si sono guardati bene dall'andare a infastidire troppo quella che è la star assoluta del fumetto italiano. Sui social, dove Zerocalcare è famoso per il suo accollo di tutte le cause dei deboli, soprattutto se ProPal, la questione è finita rapidamente nel dimenticatoio, e a nominarla troppo si rischia pure di essere sommersi di critiche perché se zerocalcarizzate vanno benissimo anche le multinazionali, i firmacopie con la coda e tutto ciò che altrimenti sarebbe turbocapitalismo. Ergo Zerocalcare ha brillantemente risolto con un post, in cui ha spiegato che è diritto di un produttore esecutivo, regista, sceneggiatore non sapere cosa succede a chi lavora nella serie a meno che non gli citofonino per dirglielo.
Ma Due spicci è pur sempre un prodotto di intrattenimento e si può guardare anche soltanto in quell'ottica. Un'idea che lo Zerocalcare duro e puro, ma ora a quanto pare distratto, in altri casi non ci avrebbe perdonato. Per lui l'ideologia fa (o faceva) l'opera, come dimostrato dal suo disertare serialmente i festival per protestare contro chi non condivide le sue idee. Ebbene dal punto di vista commerciale Zerocalcare funziona sempre, riesce a fornire ad un pubblico che va dai 16 anni ai 50 un prodotto divertente e a tratti pensono. C'è quel pizzico di amarcord anni '90 che titilla una generazione che ormai è diventata vintage e stanca di se stessa. C'è tutto quel dramma onfalocentrico che di Zerocalcare è la firma e ci sono anche un bel po' di invenzioni creative e visive che probabilmente ne fanno il prodotto meglio realizzato della trilogia per Netflix. Per altro, nel raccontare una generazione irrisolta, ci mette una maggior dose di amarezza dove l'urgenza politica di Zerocalcare - è sparito molto del suo antifascismo di maniera - si stempera nella presa d'atto del tempo che passa e della vita che bastona tutti e quindi...
Ma veniamo alla trama. Zerocalcare (personaggio) si fa convincere dal suo amico Cinghiale ad investire nel suo locale. Solo che Cinghiale si mette nei guai indebitandosi e finisce nelle grinfie di una banda di strozzini di cui il braccio armato è il violentissimo Paturnia. Non bastasse si scopre che Paturnia è il tizio da cui scappa Smeralda, ragazza di cui Zero è sempre stato innamorato. Ne nasce uno scontro molto western in cui, alla fine, ci scappa il morto: Paturnia, ucciso ovviamente dalla sua vittima più fragile (che non è Esmeralda). Un racconto che ha una sua estetica. Ma anche qualche bello scivolone. E non di dettaglio. Un esempio? La povera moglie di Cinghiale, travolta dalla faccenda dei cravattari che perseguitano il marito va a chiedere consiglio alla lupetta, personaggio che fa contemporaneamente la spacciatrice e la cameriera, che col mondo delle bande di quartiere ha a che fare. Spinge il fumo perché con lo stipendio da cameriera le toccherebbe vivere in condivisione con gli studenti. E va bene. Ma quando la signora Cinghiale le chiede come fa a convivere con la violenza dei cravattari? Lei risponde che in fondo è solo "una questione di infrastrutture". Nel mondo normale è lo stesso, solo che c'è "un'architettura" che va dal giudice alla prigione, i criminali si devono giustamente arrangiare. Ci prova la povera signora Cinghiale: "Ma lo Stato non ti viene a strappare le unghie...". E la risposta è: "Non ti strappa le unghie perché ti può mettere in galera per dieci anni. Se non c'hai la galera che fai, devi compensare la carenza di infrastrutture con l'efferatezza". E finisce lì lo Stato democratico italiano, si sta sempre a dire (soprattutto a sinistra) che siamo quello con la Costituzione più bella del mondo, e invece ora è pari alle bande di spacciatori e ricattatori. Compresi quelli che massacrano di botte la fidanzata.
Per carità è la voce di un personaggio ma sotto sotto, viene a galla un modo di intendere il mondo che è quello di Michele Rech (Zerocalcare all'anagrafe) e non solo dello Zerocalcare personaggio. È quella logica da centro sociale per cui tutto quello che non è anarcoinsurrezionalismo è violenza. Mentre è un'evidenza, almeno per molti di noi, che per vedere qualche strozzino in meno dovresti vedere qualche divisa in più.
Per carità non siamo di quelli che chiedono il patentino di democraticità per la diffusione delle idee. Però sullo sdoganare certi concetti, soprattutto a colpi di disegni che arrivano dappertutto, due spicci di riflessione...