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Cronaca locale

Quel cielo scuro sopra Milano

Quando sento la gente lamentarsi perché a Milano quest'anno le luminarie natalizie sono modeste (ed è vero); che l'illuminazione nel centro della città è scadente (ed è vero); che in corso Vittorio Emanuele stazionano le bancarelle come nei mercati rionali (ed è vero), contro ogni decoro; quando sento tutte queste cose dico tra me: va be'. E tiro dritto.

E quando sento dire: Torino sì che ha cambiato faccia, Roma sì che è una città vivibile, io ascolto e dico: va be'. E ritiro dritto.

Milano è, notoriamente, una città votata al concreto, al sodo, alla sostanza. Se volete amarla, dovete prenderla così com'è: senza facciata. Oppure sperare che un bel giorno - succede anche questo, in certi momenti speciali - questa sua pragmaticità generi un'estetica, la «sua propria» estetica, e non un'estetica qualunque.

Non è il buio delle luminarie scarse o dell'illuminazione infelice a darci l'inquietudine, e nemmeno la seccatura per le bancarelle (segni di una certa situazione di difficoltà, come dimostrano anche i tanti negozi vuoti), ma la percezione netta, che si ha camminando per questa città, dell'esistenza di una sorta di potere oscuro, che si oppone a quello ufficiale. Che, a dispetto del sindaco e dei diversi presidenti, esistano anche dei sindaci-ombra, dei presidenti-ombra - qualcosa, insomma, che continua, come si dice, a «fare tappo».

Lo si capisce dal fatto che... non si capisce. La città, come ho detto altrove, si muove, cambia, e questo è bello, ma i segni del progetto, della destinazione finale, magari solo sognata, sono irreperibili. Nessuno c'informa di nulla, i giornali riportano opinioni di questo e di quello, ma nessuna vera ragione ufficiale.

Questa è l'illuminazione che chiedo alla mia città. Ma la sensazione è che ci sia qualcuno che non vuole farci sapere e capire niente.

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