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Quindi oggi

La strana frase di Lady Report, l’errore non è Afd e Rula Jebreal: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: cosa significa “fare notizie”, le Ong del velo islamico e la Sassonia

"Ideologia della razza superiore". L'ultimo delirio di Rula tra Egonu e Sanremo
  • Bentornati ai lettori di questa stramaledetta rubrica. Scusate l’assenza, ma ogni tanto un po’ di vacanza ci vuole.
  • Diciamolo subito: non è che sia stato un fine agosto-inizio settembre chissà quanto gravido di notizie. Poteva andarci peggio, come periodo per stare separati.
  • Ricomincio lì dove ci siamo lasciati, ovvero da Sigfrido Ranucci e Report. Va bene: ormai l’ex conduttore è acqua passata, ma la nuova trasmissione non sarà tanto meglio di quella che ha chiuso la scorsa stagione. Da cosa lo si capisce? Facile: dall’intervista rilasciata oggi al Corriere dalla nuova conduttrice, Claudia Di Pasquale. Dice: “Con Sigfrido ho sempre avuto un buon rapporto e ho lavorato 15 anni con la massima autonomia, ma io sono fedele a Report: alla sua squadra, a un’idea di giornalismo libero, indipendente e rigoroso”. Ma secondo voi esiste un giornalista che direbbe mai di amare un giornalismo schiavo, dipendente e approssimativo? Io boh…
  • C’è una frase, però, che mi preoccupa dell’intervista della Di Pasquale. O meglio: che svela forse l’approccio del programma di Rai 3. Dice: “Non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie”. Come, scusa? Io spero sia un errore di chi ha redatto l’intervista o una svista della neo conduttrice. Ma a casa mia le notizie o sono o non sono. Il giornalista può trovarle, semmai. Non “farle”. Perché “fare notizie”, a casa mia, significa produrre qualcosa lì dove non esisteva prima. Sarà di sicuro un lapsus, ma noi che non apprezziamo Report ci vediamo invece una sorta di “metodo”: prendere un teorema e costruire, con sussurri, esperti e foto prese qua o là, un castello in grado di sostenere quella tesi. Ecco, questo a casa mia significa “fare notizie”.
  • Mentre le Ong in Austria si propongono di pagare le multe per le studentesse che intendono comunque indossare il velo islamico, violando le nuove regole di Vienna, in Iran due gemelle sono state torturate e una di loro condannata a morte per aver protestato contro il regime degli Ayatollah. Questo mondo è davvero strano: dove manca la libertà, muoiono per ottenerla; dove ve n’è in abbondanza, si battaglia per coprirsi il capo. Poi, oh: sono dell’idea che ognuno si vesta come crede, basta che sia riconoscibile in viso, dignitoso (no nudi, per intenderci) e soprattutto non venga costretto. Però, insomma: pensi a quelle due torturate e ti chiedi come mai, qui, le seconde generazioni sognino ciò che altre vivono come una prigione.
  • La storia di Rula Jebreal che definisce “scimmia” un deputato nero, per poi scusarsi, è talmente divertente che non so manco cosa dire.
  • Parliamo di Afd. Chi urla al fascismo o definisce poco istruiti gli elettori dell’ultradestra tedesca non ha capito che Afd non è “il problema”, ma solo la soluzione che gli elettori tedeschi vedono a un’Europa che - dall’apertura ai siriani in poi - non ha dato le risposte che si attendevano. Se Volkswagen licenzia, se gli immigrati spaventano, se l’addio al gas russo è costato in termini di bollette, lavoro e Pil… la colpa non è degli elettori affascinati da Afd e nemmeno dell’onda nera. La colpa è di chi ha sposato acriticamente il Green Deal, che ha ucciso l’auto tedesca. La colpa è di chi ha aperto le porte alla grande migrazione del 2015, senza pensare alle conseguenze. La colpa è di chi si è gettato mani e piedi nelle mani del gas di Putin, godendone a gogò e chiudendo un occhio di fronte alla Crimea, salvo poi scoprire all’improvviso che no, forse con lo Zar è meglio non fare accordi. Ipocriti.

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