A Rapallo colpevoli i politici, non i giornalisti

Caro Lussana, a proposito del dibattito sul libro «Il Partito del cemento», svoltosi a Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure nell'ambito della rassegna «Tigulliana Estate», vorrei dire qualcosa anch'io, visto che, di quell'incontro, sono stato l'organizzatore. Il dibattito alla «Tigulliana» sul libro di Marco Preve e Ferruccio Sansa è filato via liscio come l'olio ed ha persino visto (in qualità di protagonista) lo stesso Ezio Armando, che ha potuto replicare pubblicamente ai due giornalisti presenti, con la conferma della querela (da parte sua) e la conferma di quanto scritto nel libro (da parte dei due invitati). Ma, a parte la vicenda personale che riguarda l'ex sindaco Capurro, il quale se la vedrà con la coppia giornalistica e con Marco Travaglio nelle sedi opportune (nell'aula di un Tribunale oppure sotto il Convento delle Carmelitane Scalze in una sfida a duello), quello che mi fa specie è che Capurro chieda una «santa alleanza» con il suo acerrimo nemico di sempre, quel Mentore Campodonico che oggi è sindaco (di centro-destra) di Rapallo e che è anche avvocato, ma non così «azzeccagarbugli» da proporre una causa (persa) su un libero dibattito circa i mali di una città che, in tema di disordine edilizio, ha purtroppo fatto epoca e scuola. Ma l'ironia della sorte è questa: «Chiarelettere» è una brillante casa editrice che, oltre ai libri di Travaglio, pubblica testi di autori molto vicini alle posizioni politiche di Antonio Di Pietro.
Ezio Armando Capurro, di recente, ha stretto un'alleanza politica con l'«Italia dei Valori» per correre alle prossime elezioni regionali. Antonio Di Pietro fu il Ministro delle Infrastrutture che, dopo un incontro a Roma con il Presidente dell'Associazione Internazionale «Amici del Monte di Portofino», il giornalista Raffaello Uboldi, mise nel «congelatore» il «progetto di tunnel» tra Rapallo e Santa fortemente voluto dall'allora sindaco rapallese Ezio Armando Capurro.
Scherzi a parte, non credo sia necessario, da parte di Capurro, «testimoniare» su ciò che è stato affermato lunedì 3 agosto: c'è una registrazione televisiva completa che fa testo e c'è la totale conferma di quanto detto, anche a proposito di Rapallo, da parte dei relatori intervenuti. Ma, soprattutto, ci sono i fatti a parlar chiaro. Quelli che testimoniano (come pesanti macigni) la situazione di degrado urbanistico di molte aree e la speculazione edilizia che ha caratterizzato in parte Rapallo negli anni Sessanta-Settanta.
Vogliamo aprire un «processo a Rapallo»? Bene. Ma attenzione: sul banco degli imputati non possono andarci giornalisti che (vicenda di Capurro a parte) hanno avuto il coraggio di scrivere che Rapallo (purtroppo) ha fatto scuola. Sul banco degli imputati dovrà andarci, caso mai, buona parte di quella classe politica che si è assunta le decisioni urbanistiche di un degrado urbanistico iniziato 40/50 anni fa.
*giornalista ed organizzatore di «Tigulliana»

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