Dopo l'annullamento della missione prevista a fine giugno, Regione Lombardia tornerà negli Stati Uniti a ottobre: "I rapporti con gli Usa sono troppo solidi per essere messi in discussione da un'uscita infelice di Trump", spiega il sottosegretario alle Relazioni internazionali Raffaele Cattaneo. I dazi americani, fin qui, non hanno impattato sulle esportazioni che sono invece in crescita, con la regione che si sta affacciando con forza anche su altri mercati, dall'India al Sud America, fino ai Paesi Arabi. A ogni modo "gli Usa rimangono i nostri interlocutori principali: per la nostra manifattura, il vero problema è la competizione strategica cinese" osserva Cattaneo. La Lombardia, aggiunge, farà la sua parte nel Piano Mattei del governo con un progetto per lo sviluppo agricolo del Kenya. Sul fronte dell'integrazione, invece, Cattaneo attacca il generale Vannacci che insiste sulla remigrazione: "Quando non si governa, ci si limita agli slogan. Mi piacerebbe sfidarlo su questi temi, è l'unico modo per stanarlo nelle sue debolezze".
Sottosegretario Cattaneo, con gli Usa avete riallacciato i rapporti?
"Dopo la cancellazione della missione, una scelta opportuna in quel momento, abbiamo ovviamente ripreso i contatti. Non bisogna mai confondere i legami con un Paese con le contingenti difficoltà dei rispettivi leader. Ciò che ci lega agli Usa è troppo grande, sia per i valori che per gli interessi economici. Il rapporto rimane decisivo innanzitutto sullo sviluppo delle tecnologie future. Per l'Ai o per la Space economy, oltre all'Europa, a chi dovremmo rivolgerci? Alla Russia o alla Cina?".
Quanto hanno inciso i dazi di Trump?
"L'effetto visibile è che c'è stato un aumento e non una riduzione delle esportazioni. Alla fine, i dazi sono stati scaricati sui prezzi e quindi sul consumatore americano che però resta disposto a spendere per una macchina prodotta in Italia perché è la migliore sul mercato. Faccio un esempio: nella provincia di Varese, l'export verso gli Usa è cresciuto del 47 per cento e nel Pavese del 40, nonostante le tariffe".
La Lombardia guarda anche altrove?
"Intanto non dobbiamo dimenticarci che c'è anche un'altra America, quella latina. L'anno prossimo vogliamo andare in missione in India, una potenza industriale formidabile. E stiamo lavorando molto con i Paesi arabi, dagli Emirati all'Arabia Saudita fino all'Oman, al Kuwait e al Qatar che hanno grandissimi margini di crescita. Come l'Asia Centrale".
L'impegno della Regione sulle emergenze umanitarie?
"Per il 2026 abbiamo individuato tre obiettivi: l'Ucraina, portando avanti il memorandum con Zaporizhzhia. Il Libano, il territorio che ha la crisi umanitaria più acuta. E poi Gaza, dove la situazione continua a essere critica e dove tuttora operano diverse Ong lombarde. Con una delibera che arriverà presto in giunta, distribuiremo risorse del bilancio su queste tre priorità. Voglio anche sottolineare il nostro impegno sui lombardi nel mondo: ogni anno 30mila persone lasciano la Regione. Non è sbagliato, ma ci piacerebbe che questi talenti potessero tornare".
Si discute molto delle seconde generazioni.
"L'opposto di chi propone soluzioni come la remigrazione. Il nostro sarà sempre più un contesto multietnico, in cui ogni giorno dovremo fare i conti con culture e religioni diverse. Abbiamo un terribile inverno demografico e l'unica strada è costruire un'integrazione reale nelle scuole e nei quartieri. Bisogna far sì che le seconde generazioni si sentano italiane fino in fondo. Pensiamo, per esempio, alla Nazionale di calcio: questa strada è ineludibile".
Ogni riferimento è al generale Vannacci?
"Chi si illude di risolvere tutto con ordine e sicurezza, fornisce una risposta sbagliata destinata a soccombere. In Lombardia abbiamo già il 13 per cento di cittadini stranieri, a cui aggiungere le seconde generazioni.
Bisogna costruire una convivenza pacifica, altrimenti il destino di Milano sarà uguale alle scene di devastazione che vediamo a Parigi. Mi piacerebbe sfidare Vannacci sulle sue sparate: governare è un'altra cosa rispetto agli slogan. In un dibattito sui temi, emergerebbero tutte le sue debolezze".