Per Renata va bene così e in corteo canta e balla

Roma«Che mosci». I ministri camminano lenti, sono quasi in passeggiata per via Labicana. «Siamo stanchi», si lamenta Andrea Ronchi. Renata Polverini invece è in una delle sue giornate frizzanti. «No, siete proprio mosci, io vado avanti con le curve». E si mette a correre, agitando due bandiere, una del Pdl e un’altra con il simbolo della sua lista, come per favorirne fisicamente il travaso di consensi. «C’è stata un’altalena di sentenze e di ricorsi, ma noi alla gente dobbiamo mandare un messaggio rassicurante. Le cose in fondo sono abbastanza chiare. Nel Lazio il popolo di centrodestra ha un candidato che si chiama Polverini e vincere è facilissimo, basta mettere una bella croce sul mio nome».
Sì, è proprio gasata, nonostante qualche sondaggio non esaltante, nonostante la decisione della Regione di non far slittare le elezioni. «Che m’importa? Io sono in campagna elettorale da tre mesi, mi conoscono, ci sono tutte le condizioni per vincere». Arriva a San Giovanni sulle note di Guerre stellari, sale sul palco, si prende gli applausi, scherza con Alemanno e Lupi. E quando arrivano quelli del governo, lei sgomita e conquista la prima fila insieme alla Brambilla e alla Santanchè. La candidata salta, balla, addirittura canta. Il repertorio è popolare, orecchiabile. Lucio Battisti, Non sarà un’avventura, Julio Iglesias, Se mi lasci non vale, fino a Fratelli d’Italia.
È il giorno di Berlusconi e del Pdl. Ma in fondo è anche un po’il Renata-day. Ci sono tutti i candidati del centrodestra a fare corona al Cavaliere e per ognuno lui ha una parola speciale. Però non c’è dubbio che è nel Lazio che si combatte una sfida cruciale, arroventata dalle polemiche sulla presentazione delle liste e resa più difficile dalla mancanza nella scheda del simbolo del Popolo delle libertà. Così per la Polverini il premier riserva un trattamento particolare. «Mi raccomando, dovete mettere la croce sul suo nome. Renata è una persona che si è fatta da sola. Ha cominciato facendo lavori umilissimi, prima di diventare la centralinista e poi il segretario dell’Ugl. Ha perso il padre a due anni». Lei lo interrompe: «Lì c’è mia madre. Ciao mamma». Altri saluti, applausi, lanci di baci, poi giura con gli altri candidati sul «patto della libertà».
Verso la fine della manifestazione arriva la notizia della doppia decisione: il no del Tar alla lista del Pdl e il no della Regione Lazio a un rinvio del voto, come chiedeva Vittorio Sgarbi. La Polverini la prende bene. «Me l’aspettavo. Nessuna nuova, buona nuova. Andremo al voto il 28 e il 29 marzo». Forse troppo bene, dice qualcuno. Addirittura sembra che sia contenta che sia finita così: nei giorni scorsi si era detta pronta ad andare alle urne la prossima settimana. «E lo ripeto adesso. Per me non cambia nulla, sono sicura di riuscire a rappresentare adeguatamente tutti gli elettori del centrodestra. Ma certo, mi dispiace perché la gente del Pdl meritava di trovare il proprio simbolo e i propri candidati. Ormai però, e ormai lo diciamo da dieci giorni, a questo torto si può rimediare solo dando una risposta forte e andando ai seggi». Problemi? «No. Ci sono tutte le condizioni per affrontare serenamente questa sfida e per vincerla. Del resto l’ha detto pure Berlusconi: “In mancanza della lista, votate tutti per Renata Polverini”».
Riparte dunque una campagna dura. «Durissima, ma con molti risvolti positivi. Ad esempio, ci ha restituito una perfetta forma fisica, siamo tutte dimagrite. Mangiamo poco e dormiamo poco. Visto come correvo prima?». Il girotondo di Renata non si ferma. In mattinata è stata alla discarica di Malagrotta, per «un tour della puzza». Prevede: «Se non sarò presidente, qui finirà come in Campania». In serata è in giro per le periferie: «Servono fogne e acqua dove non ci sono, devono diventare la nuova città».

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