Cinquanta birrifici, diciassette regioni, nessun podio. La birra artigianale italiana compie trent’anni e Dissapore le dedica una Top50, presentata lo scorso 16 ottobre al Mercato Centrale Torino. Una selezione, precisa la testata, non una classifica: niente primo della classe, dunque, ma una mappa per orientarsi fra i 940 birrifici artigianali attivi in Italia secondo i dati Unionbirrai.

A curarla sono la direttrice Chiara Cavalleris con Elena Bellusci e Stefania Pompele. I criteri tengono insieme costanza produttiva, identità delle ricette, interpretazione degli stili, materie prime, sostenibilità ambientale e capacità di comunicare la cultura birraria. Almeno il 40 per cento delle schede valorizza ingredienti locali o filiere agricole. Il progetto è farne un appuntamento annuale, sul modello delle selezioni che Dissapore dedica a gelaterie e panettoni. Intanto, la prima edizione mette allo stesso tavolo pionieri e produttori più recenti.
La geografia della selezione conferma il peso del Nord, che raccoglie 26 produttori senza contare l’Emilia-Romagna, ma lascia spazio anche a territori meno affollati di insegne. Non è un censimento del settore: i numeri descrivono le scelte della redazione, che ha valutato la continuità del lavoro accanto alla riconoscibilità delle singole birre.
La Lombardia guida il gruppo con undici presenze, oltre un quinto del totale. Ci sono Alder a Seregno, Birrificio Italiano a Limido Comasco, Brewfist a Codogno, Hammer a Villa d’Adda, Lambrate a Milano, Meltz a Melzo, Mister B a San Giorgio Bigarello, Muttnik a Sesto San Giovanni, Nama a Treviglio, Porta Bruciata a Rodengo Saiano e War a Cassina de’ Pecchi. Una distribuzione che attraversa la cintura milanese, la Brianza, il Comasco, la Bergamasca, il Lodigiano, il Mantovano e il Bresciano.
Il Veneto segue con sei indirizzi: Birra Mastino a San Martino Buon Albergo, Busa dei Briganti a Cinto Euganeo, Crak a Campodarsego, Ofelia a Sovizzo, Siemàn a Villaga e Sorio a Gambellara. Il Piemonte ne conta cinque: Baladin a Piozzo, Canediguerra ad Alessandria, Croce di Malto a Trecate, De Lab Fermentazioni a Diano d’Alba ed Elvo a Graglia. A completare il Nord ci sono la Liguria con Altavia a Sassello, il Trentino-Alto Adige con Batzen a Bolzano e il Friuli-Venezia Giulia con Bondai a Sutrio e Foglie d’Erba a Forni di Sopra.
Scendendo, l’Emilia-Romagna porta tre nomi: Ca’ del Brado a Rastignano, nel comune di Pianoro, Liquida a Ostellato e Podere La Berta a Brisighella. Tre anche i toscani: Birrificio Del Forte a Pietrasanta, Brasseria della Fonte a Pienza e Cantina Errante a San Gimignano. L’Umbria risponde con Birra dell’Eremo ad Assisi e Birra Perugia nel capoluogo; le Marche con MC77 a Caccamo, nel comune di Serrapetrona, e Mukkeller a Porto Sant’Elpidio.
Il Lazio raggiunge il Piemonte a quota cinque e concentra quattro presenze fra Roma e Viterbo: Hilltop a Bassano Romano, Radiocraft ad Albano Laziale, Ritual Lab a Formello e Vento Forte a Bracciano. Il quinto è Shire Brewing a Fiuggi, nel Frusinate. L’Abruzzo schiera due birrifici del Teramano, Bibibir a Castellalto e Opperbacco a Notaresco.
Più rarefatta la rappresentanza del Sud: la Campania entra con Bonavena a Faicchio, nel Beneventano, la Puglia con Birranova a Triggianello, frazione di Conversano, e la Calabria con Lametus a Lamezia Terme. Quattro le insegne delle isole, equamente divise: in Sardegna Barley a Maracalagonis e Marduk Brewery a Irgoli; in Sicilia Alveria a Canicattini Bagni e Yblon a Ragusa.
