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Retrogusto

Ecco i vincitori della 45ª edizione del Premio Masi

Il filo conduttore del riconoscimento voluto dalla grande catina della Valpolicella è quest’anno “Il coraggio della responsabilità”. Va all’imprenditore e collezionista Luigi Carlon, all’esperto di intelligenza artificiale Nello Cristianini, alla Venice Gardens Foundation, all’oncologo David Khayat, che rifiuta il proibizionismo salutista, e a Reporters Sans Frontières

Luigi Carlon

C’è chi apre al pubblico una collezione d’arte costruita in una vita, chi cerca di capire dove ci porterà l’intelligenza artificiale, chi salva i giardini di Venezia, chi prova a sottrarre il rapporto tra vino e salute alle semplificazioni e chi difende i giornalisti nei luoghi dove raccontare i fatti può costare la libertà o la vita. Sono mondi parecchio distanti quelli riuniti dalla 45ª edizione del Premio Masi, che ha scelto come filo conduttore per il 2026 “Il coraggio della responsabilità”.

Il riconoscimento, nato nel 1981 per iniziativa della grande cantina nel cuore della Valpolicella, quest’anno va a Luigi Carlon, Nello Cristianini, Venice Gardens Foundation, David Khayat e Reporters Sans Frontières.

I primi tre ricevono il Premio Civiltà Veneta. Luigi Carlon è un imprenditore veronese, fondatore di Index, ma in questo caso a contare è soprattutto la sua seconda vita, quella di collezionista. Una passione privata diventata pubblica con Palazzo Maffei Casa Museo, in piazza delle Erbe a Verona: la sua raccolta d’arte è stata trasformata in un museo e restituita alla città e ai suoi visitatori.

Nello Cristianini si muove su un terreno completamente diverso e decisamente contemporaneo. Goriziano, insegna Intelligenza Artificiale all’Università di Bath, in Inghilterra, ed è impegnato da anni nella ricerca e nella divulgazione sui sistemi intelligenti. Il premio riconosce soprattutto il suo lavoro per rendere comprensibili le opportunità e i rischi delle nuove tecnologie, mettendo in relazione innovazione, etica e società in un momento in cui l’AI corre molto più velocemente della capacità di stabilirne regole e confini.

La terza premiata è la Venice Gardens Foundation, organizzazione senza scopo di lucro presieduta da Adele Re Rebaudengo che si occupa di recuperare, tutelare e valorizzare giardini e parchi storici veneziani. Un patrimonio meno appariscente di palazzi e chiese, ma altrettanto importante per l’identità e l’equilibrio di una città nella quale natura e presenza dell’uomo convivono da secoli in uno spazio delicatissimo.

Va in Francia il Premio Internazionale Civiltà del Vino. A riceverlo è David Khayat, oncologo e divulgatore, premiato anche per le sue posizioni sul rapporto tra alimentazione, vino e salute. Nel libro “Arrêtez de vous priver!” Khayat propone un approccio che rifiuta proibizioni e automatismi, richiamandosi invece a moderazione, dieta mediterranea e dialogo tra scienza e società. Una posizione non convenzionale su un terreno diventato negli ultimi anni particolarmente sensibile per il mondo del vino.

Francese è anche Reporters Sans Frontières, cui viene assegnato il Grosso d’Oro Veneziano. L’organizzazione, rappresentata dal direttore generale Thibaut Bruttin, opera in difesa della libertà, dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione e dei giornalisti minacciati o perseguitati nel mondo. Un premio che assume un significato particolare in una fase nella quale guerre, autoritarismi, pressioni politiche ed economiche e manipolazione delle informazioni rendono sempre più complicato il lavoro di chi prova semplicemente a raccontare i fatti.

I cinque premiati si ritroveranno venerdì 16 ottobre in Valpolicella. Prima la firma sulla tradizionale Botte di Amarone nelle cantine Masi, rito che accompagna il premio dalla sua storia; poi la cerimonia nel nuovo complesso Monteleone21 di Gargagnago, conclusa da un confronto moderato dal giornalista Alessandro Milan.

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