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L’Olivo, la meraviglia di Anacapri

Il ristorante bistellato è l’outlet più prestigioso della composita offerta dello Jumeirah Capri Palace, che comprende anche a-Ma-Re, Zuma Capri e Il Riccio. L’executive chef Salvatore Elefante e l’head chef Vincenzo Tedeschi per l’attuale stagione hanno studiato due menu degustazione che sono un trionfo di mediterraneità modulata da una tecnica impeccabile

L’Olivo, la meraviglia di Anacapri

Anacapri è l’altra faccia di Capri, meno mondana, senza faraglioni, ma più autentica e popolare. Occupa la parte occidentale dell’isola azzurra, sul fianco del Monte Solaro, ed è meno battuta dal turismo mainstream, anche se vi si trovano meraviglie come Villa San Michele, che ospita l’Axel Munthe Museum, dedicato al medico e scrittore svedese innamorato di Capri che la fece costruire alla fine dell’Ottocento sul sito in cui sorgeva una cappella dedicata a San Michele. Un luogo magico, silenzioso e solenne, che si trova a poche decine di metri di passeggiata dall’albergo che forse meglio incarna la dolce vita italiana (anzi, la Dolce Vita) che sull’isola al largo di Napoli sembra ancora sopravvivere malgrado siano passati decenni da quando Jacqueline Kennedy (e poi Onassis) camminava per i vicoli chiacchierando con i turisti e i locali indossando occhialoni da sole e rendendo desiderabilissimi i tipici sandali capresi.

Questo albergo è lo Jumeirah Capri Palace, una capsula di silenzio e bellezza isolata da tutto malgrado sia vicino al delizioso struscio di via Capodimonte e a poche decine di metri dalla stazione della seggiovia che porta in cima al Solaro. Lo Jumeirah Capri Palace si trova a 300 metri sul livello del mare e offre 72 camere e suite oltre a spazi comuni luminosi e quasi museali, vista la ricchezza di opere d’arte contemporanea appartenenti a una collezione privata che trasformano una ispezione dell’albergo in una lezione di storia dell’arte. Ci sono anche suite a tema artistico decorate con omaggi ad artisti come Magritte e Warhol.

Uno dei tanti motivi per visitare questo hotel – come se ne mancassero altri – è la quantità di outlet gastronomici che creano un’offerta di rara varietà e fanno dello Jumeirah la destinazione gastronomica numero uno sull’isola. C’è Zuma Capri, un brand internazionale di ristorazione giapponese in stile izakaya di alta fascia, con una vista strappacore sul Golfo di Napoli. C’è a-Ma-Re, un ristorante sulla spiaggia che propone cucina tradizionale napoletana e pizze realizzate in collaborazione con Pizzaingrammi, con pizze come la Grotta Azzurra in doppia cottura con tartare di gambero rosso, stracciata di bufala, bottarga di muggine e basilico, e la Cannellino Flegreo con l’omonimo pomodorino, mozzarella di bufala Dop, scaglie di Parmigiano Reggiano e pesto di basilico. C’è il celebre ristorante Il Riccio, (executive chef Salvatore Elefante, head chef Anna Vichi), a poche decine di metri dalla Grotta Azzurra, che propone una cucina di mare resa più potente dal fatto di trovarsi davvero a piccolo sul Tirreno: plateaux di frutti di mare e crudi, primi della tradizione marina locale (come gli Spaghettoni ai ricci di mare), secondi freschissimi (Polpo scottato con panzanella e salsa di pomodoro piccante) e, meraviglia delle meraviglie, la stanza dei dolci da cui pescare quello che si vuole, che da sola vale la visita.

E poi c’è L’Olivo, l’unico ristorante dell’isola premiato con due stelle Michelin. Un luogo luminoso, un tempio di ospitalità dall’eleganza di rito prettamente campano, dove per la nuova stagione l’executive chef Salvatore Elefante e l’head chef Vincenzo Tedeschi hanno studiato dei menu profondamente mediterranei, nei quali la tecnica e la pulizia espressiva sono al servizio di un racconto di memorie, di profumi e di profondo rispetto per la materia prima.

Due i menu: a-Ma-Re (nove portate, 320 euro), dedicato al Mare Nostrum con un occhio anche alla pesca sostenibile; e La Recherche (sette portate, 280 euro), che ragiona proustianamente sul tema del potere evocativo dei sapori.

Io in una mia recente visita ho provato il primo, ed è stata certamente la più trionfale celebrazione dell’estate a cui mi sia stato dato di partecipare in questo 2026 (e forse anche più indietro). Partenza con la Seppia con piselli e citronella, un inno all’equilibrio tra mare e terra: seppia locale, lavorata fresca, trattata in ogni sua parte, e la parte vegetale che esalta le note iodate del mollusco, mentre la citronella reca un kick di eleganza e balsamicità.

Poi la Pezzogna maturata secondo la tecnica giapponese del “sukibiki”, che preservare la purezza e la texture della carne rimuovendo con precisione le squame, accompagnata da asparagi bianchi, foglie di cappero e salsa agrumata. La Triglia con carciofi e limone utilizza l’ortaggio e la sua varietà di espressioni e sapori per avvicinarsi al pesce con la sua intensità esaltata dal limone.

Poi un primo: i Cappelletti di pasta all’uovo con un ripieno ispirato alla Nerano realizzato con zucchine e Provolone del Monaco, accompagnati da uno scampo sottoposto a una elaborata maturazione in cera d’api, che gli dona una consistenza quasi burrosa e una rimarchevole persistenza. Chiusura salata con la Cernia maturata con misura e accompagnata da agretti di stagione appena spadellati con olio, aglio, peperoncino e limone e da fave, lavorate in diverse consistenze a evocare echi primaverili mentre un intenso fondo d’agnello dona profondità e carattere all’intera composizione.

Ha fatto da albero di trasmissione tra il salato e il dolce il “Mediterraneo”, un formaggio fresco di pecora maturato con 14 essenze botaniche spontanee, un chiaro omaggio alla macchia mediterranea della Costiera Amalfitana ribadito dalla scorza di limone sorrentino candita. E poi “Pamplemousse”, un millefoglie preparato espresso con pasta sfoglia caramellata e alternata a una vellutata crema con mascarpone alla vaniglia. Il pralinato di nocciola aggiunge una nota terziaria, tostata, mentre il gelato al caffè Fhlor dell’Honduras dà un tocco di eleganza. Ehi, non è finita: si chiude, come da tradizione, con la “Carezza della buonanotte”, una zeppola fritta con crema alla vaniglia che ha il valore di un affettuoso saluto.

Un percorso di altissimo livello, a tratti entusiasmante, sempre coerente con una narrazione

personale e territoriale della Campania Felix. Carta dei vini sontuosa curata dal beverage manager Riccardo Alberto Presezzi, il servizio fila come una mano sulla seta grazie alla direzione dell’outlet manager Christopher Morcet.

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