Uliassi si ferma sulla soglia. Il ristorante di Senigallia è al numero 51 della World’s 50 Best Restaurants 2026, otto posizioni sotto il risultato del 2025 e primo della classifica estesa, quella che arriva fino al centesimo posto. È anche l’unico italiano in questa parte della graduatoria. Per sapere come sarà andata agli altri bisognerà aspettare il 4 novembre, quando a Lima saranno svelate le posizioni dalla prima alla cinquantesima. Fino ad allora, le assenze autorizzano speranze e timori in egual misura.
Il caso più evidente è Al Gatto Verde di Modena, guidato da Jessica Rosval nel progetto di Massimo Bottura e Lara Gilmore: l’anno scorso debuttava al numero 92, quest’anno non compare nei secondi cinquanta. Potrebbe essere salito nella prima metà oppure essere uscito dai cento. Lo stesso criterio vale per gli altri italiani: detto che nel 2025 il primo italiano era Lido84 (sedicesimo posto) che nel frattempo ha però chiuso e quindi scomparirà dalla lista, le maggiori nostre speranze sono risposte su Reale a Castel di Sangro diciottesimo, Atelier Moessmer Norbert Niederkofler a Brunico ventesimo, Le Calandre a Rubano trentunesimo e Piazza Duomo ad Alba trentaduesimo. Nessuno figura nella lista appena diffusa, ma non è ancora una conferma della loro permanenza nella Top 50. Il bilancio nazionale resta dunque sospeso: dodici mesi fa contava sei ristoranti nei primi cinquanta e sette nei cento.

Il passo indietro di Mauro e Catia Uliassi si inserisce intanto in un ricambio piuttosto consistente. Sono dieci i ristoranti della Top 50 del 2025 che ritroviamo quest’anno nella fascia inferiore. E alcuni arretramenti fanno rumore: Rosetta, a Città del Messico, scende dal 46° al 96° posto, Le Du di Bangkok dal 30° al 74°, Septime a Parigi dal 40° all’81°. Narisawa, a Tokyo, passa dal 21° al 59°: è il ristorante che partiva più in alto tra quelli già certamente usciti dai primi cinquanta.
Completano il gruppo Florilège, dal 36° al 61°, Frantzén, dal 38° al 58°, Belcanto, dal 42° al 75°, La Cime, dal 44° al 52°, Arpège, dal 45° al 67°, e Kol, dal 49° al 70°. Sono movimenti che raccontano una graduatoria mobile anche per indirizzi affermati. Ma non consentono ancora di individuare chi abbia occupato i posti lasciati liberi: per quello serve la metà mancante della classifica.

Non ci sono soltanto discese. Koan a Copenaghen guadagna 34 posizioni, dal 91° al 57° posto, ed Evvai a San Paolo ne recupera 27, dal 95° al 68°. I due sudafricani Fyn e Salsify at the Roundhouse avanzano entrambi di 17 caselle, arrivando rispettivamente al 65° e al 71°. Sazenka a Tokyo sale dal 71° al 56°, Hiša Franko in Slovenia dal 69° al 60°. Sul versante opposto, Den passa dal 53° al 91° e Tim Raue dal 58° all’85°. La fascia estesa mette così insieme ex protagonisti della Top 50, insegne in risalita e nuovi ingressi.
Sono nove i debutti annunciati, il più alto dei quali è Ling Long a Shanghai, al numero 53. La lista comprende 50 ristoranti in 25 territori e 36 città. Il voto è affidato a oltre 1.100 esperti internazionali della ristorazione. L’Europa ne conta venti, l’Asia diciassette: insieme occupano quasi tre quarti delle posizioni disponibili. Il Messico schiera cinque locali, mentre gli Stati Uniti hanno soltanto SingleThread, sceso dall’80° al 93° posto. Anche questo, però, è un dato relativo esclusivamente alla fascia 51-100: non una misura definitiva del peso americano nell’edizione 2026.
Per l’Italia il primo risultato è un arretramento, ma il confronto con il 2025 si chiude qui soltanto per Uliassi. Restano da conoscere la sorte degli altri sei ristoranti presenti un anno fa e gli eventuali nuovi ingressi. L’appuntamento è il 4 novembre a Lima.
