Riecco Paola Turci, nuovo cd dopo la svolta «Alla fine ho imparato a cantare l’amore»

Milano Lei dice: «Adesso il mio sguardo si è alzato». E bastano le prime note del nuovo cd Attraversami il cuore per capire che più che altro si è allargato. Più ampio, più dolce. Paola Turci torna dopo quattro anni ed è una cantante diversa: «Sono felice, è un disco emotivamente importante perché per la prima volta parlo d’amore». E lo fa con la saggezza dei quarant’anni, quella che finalmente ti insegna a «non aver più paura di sbarellare per amore, a non impaurirsi al momento di allargare le braccia».
D’altronde Paola Turci la conoscete da quando è arrivata al Festival di Sanremo nel 1986: timida, introversa, molto «ma-anchista», legata cioè alla canzone d’autore ma anche a quello spirito rock utopico e sognatore. Ma non romantico. «Invece questo è un disco romantico», dice lei. E poi precisa: «Erano anni che salivo sul palco e sentivo l’esigenza di cantare brani come il Cielo in una stanza di Gino Paoli. Poi ho elaborato il perché: avevo bisogno di parlare d’amore». In questo cd lo fa in modo soffuso già dalla prima canzone Sono io fino a Dio come ti amo, un brano di Domenico Modugno che è senz’altro uno dei più importanti della canzone italiana: «Di solito ho il massimo rispetto degli originali come sono stati composti dai loro autori, ma stavolta di Dio come ti amo spontaneamente ne è venuta fuori una versione quasi “tangata”». Ma ciò che colpisce è la sua voce, che è sofferta, talvolta strozzata, ma libera, e si accompagna a uno strepitoso assolo di Paolo Fresu, roba da far venire i brividi. Insomma, per Attraversami il cuore Paola Turci si è seduta con la chitarra e ha tirato fuori, canzone dopo canzone, la propria nuova sensibilità. «Da cinque anni a questa parte - dice - mi sono chiesta: che cosa mi manca?». E quando c’è questa cosa che i massmediologi hanno battezzato «urgenza creativa», ma che in realtà è semplicemente il bisogno di comunicare, la musica viene fuori spontanea, inarrestabile. Perciò Attraversami il cuore merita un ascolto, anzi due perché questo, come dice lei, è «un album semplice e impegnativo» da amare subito e poi scoprire lentamente.