Per gli anni 70 non mancano giudizi non solo di coloro che ne sono stati protagonisti, ma anche dagli osservatori più attenti. Furono anni a volte roventi, con una lunga recessione, il ristagno produttivo, la carenza energetica, i problemi sull'ordine pubblico e la strategia della tensione. Sia ADI che Compasso d'Oro vissero vicende turbinose. Ricordiamo i giudizi di nomi importanti.
Vittorio Gregotti: «Negli anni Settanta abbigliamento e mobilio vissero una stagione di intensa espansione economica e produttiva». Gillo Dorfles: «L'abbandono dei prototipi illustri che una volta dominavano il nostro panorama disegnativo portò al moltiplicarsi di esperimenti divulgativi dello stile italiano». Vico Magistretti: «In quegli anni vi fu il laborioso processo di far accettare ad altri un proprio modo di vedere e di interpretare la realtà attraverso un semplice oggetto d'uso comune». Ettore Sottsass: «Nacque Memphis, non da volontà contestatrice o polemica, ma dalla coscienza della vita comune evento storico e dal desiderio di assaggiarla, consumarla e comunicarla fisicamente, attraverso presenze vibranti, naturali, ammiccanti e seducenti».
Ecco i pezzi che fecero storia. Le lampade «Alogena» di Joe Colombo per O-Luce, la «Tizio» di Richard Sapper per Artemide, e la «Parentesi» di Achille Castiglioni e Pio Manzù per Flos; poi la fortunatissima sedia «Plia» di Giancarlo Piretti per l'Anonima Castelli; la collezione di sedute «Le Bambole» di Mario Bellini per B&B, rieditate recentemente, il divano «Maralunga» di Vico Magistretti per Cassina, e il «Cado» di Gunnar Gravesen e David Lewis per ICF, antesignano di una seduta componibile e decorata da cuscini sciolti, la poltrona «Fiocco» del Gruppo G14 per Busnelli e il grande guanto da baseball «Joe» di D'Urbino, De Pas e Lo mazzi per Poltronova. Poi il tavolo «Doge» di Carlo Scarpa per Gavina e lo «Stadio 80» con la sedia «Selene», in resina stampata, di Magistretti per Artemide.
(hanno collaborato:
Albino Boffi
e Gabriella Kuruvilla)