Tre fasce d’età, limiti differenti per l’accesso ai social network e una stretta che non si fermerà a TikTok, Instagram o Facebook, ma investirà anche videogiochi online e chatbot di intelligenza artificiale. È questa l’architettura del Kids Act, il pacchetto con cui Bruxelles punta a riscrivere le regole del rapporto tra minori e piattaforme digitali.
La proposta legislativa è stata adottata dalla Commissione europea dopo l’anticipazione arrivata da Ursula von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione. Il principio indicato dalla presidente della Commissione è quello di una protezione graduata in base all’età: niente social sotto i 13 anni, niente account personali prima dei 15 e obblighi specifici di sicurezza fino alla maggiore età.
Sotto i 13 anni: niente social
La prima soglia è anche quella più netta. Per chi ha meno di 13 anni non sarà consentito l’accesso ai social network. “Nessun social media sotto i 13 anni. Nessun account personale sotto i 15 anni”, ha sintetizzato la von der Leyen davanti all’Eurocamera. L’obiettivo è superare il sistema attuale, nel quale molto spesso l’età viene semplicemente autocertificata al momento dell’iscrizione. Proprio su questo fronte Bruxelles ha già acceso i fari sulle grandi piattaforme. Ad aprile, per esempio, la Commissione aveva contestato in via preliminare a Meta l’insufficienza delle misure utilizzate per impedire ai minori di 13 anni di accedere a Facebook e Instagram inserendo una falsa data di nascita.
Dai 13 ai 15 anni: arrivano i “mini account”
La seconda fascia riguarda i ragazzi che hanno compiuto 13 anni ma non ancora 15. Per loro non ci sarà un profilo personale tradizionale, ma soltanto un “mini account” creato e supervisionato dai genitori o dai tutori. Le funzionalità saranno ridotte e saranno previsti limiti al tempo trascorso sulle piattaforme. La von der Leyen ha indicato una soglia di un’ora al giorno. Il principio è che in questa fascia d’età l’accesso non venga completamente escluso, ma rimanga sotto il controllo della famiglia e all’interno di un ambiente digitale più ristretto.
Dai 15 ai 18 anni: profilo personale, ma più protezioni
Dopo i 15 anni sarà possibile avere un proprio account, ma per le piattaforme scatterà l’obbligo del cosiddetto “safe design”, cioè una progettazione dei servizi pensata fin dall’origine per ridurre i rischi per i minorenni. È uno dei passaggi centrali del Kids Act. Bruxelles vuole intervenire non soltanto sui contenuti, ma anche sui meccanismi con cui le piattaforme trattengono gli utenti: notifiche continue, autoplay, sistemi di raccomandazione, meccanismi di ricompensa e altre funzioni capaci di favorire un utilizzo prolungato. Le linee guida europee già pubblicate sulla protezione dei minori indicano, tra le misure possibili, account privati per impostazione predefinita, maggiore controllo sui sistemi di raccomandazione e la disattivazione delle funzioni che possono favorire un uso eccessivo.
Non solo TikTok e Instagram: stretta su videogiochi e chatbot
Come evidenziato in precedenza, il Kids Act non riguarda soltanto i social network. Il perimetro della proposta comprende anche servizi di condivisione video, videogiochi online e chatbot basati sull’intelligenza artificiale destinati o accessibili agli under 18. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, uno dei temi è quello del rapporto che può instaurarsi tra un minore e un assistente virtuale. L’obiettivo europeo è impedire che i chatbot siano progettati in modo da favorire dipendenza o legami emotivi problematici e garantire maggiori protezioni quando vengono utilizzati dai ragazzi. Già gli orientamenti europei sulla sicurezza online prevedono che le funzioni di intelligenza artificiale integrate nelle piattaforme frequentate dai minori non siano attivate automaticamente e che i ragazzi non vengano spinti a utilizzarle.
Toccherà alle piattaforme dimostrare di essere sicure
Cambia anche il rapporto tra regolatore e Big Tech. La von der Leyen ha annunciato il rovesciamento dell’onere della prova: non dovranno essere famiglie e ragazzi a dimostrare che una piattaforma presenta dei rischi, ma saranno le aziende a dover dimostrare che i propri servizi sono sufficientemente sicuri per i minori. “Le piattaforme dovranno dimostrarci di essere sicure”, ha spiegato il presidente della Commissione. Il bersaglio sono soprattutto i sistemi che possono creare dipendenza o condurre progressivamente l’utente verso contenuti sempre più estremi.
Accanto a questo ci sarà inevitabilmente il nodo della verifica dell’età. Senza sistemi in grado di distinguere con sufficiente affidabilità un dodicenne da un sedicenne, infatti, l’intero impianto rischierebbe di restare soltanto sulla carta. Le piattaforme dovranno quindi adottare strumenti più efficaci per accertare l’età, cercando allo stesso tempo di limitare la raccolta di dati personali.
I controlli dei genitori
Un altro capitolo riguarda le famiglie. Per i più giovani dovranno essere messi a disposizione strumenti più semplici per il parental control, dalla gestione del tempo trascorso online alle impostazioni dell’account fino agli strumenti per segnalare contenuti o comportamenti pericolosi. Il principio seguito da Bruxelles è però quello di non trasferire tutta la responsabilità sui genitori. Il Kids Act punta infatti ad affiancare al controllo familiare obblighi direttamente a carico delle aziende che progettano e gestiscono i servizi.
Le prossime tappe
L’adozione della proposta da parte della Commissione non significa che le nuove regole siano immediatamente operative. Il testo dovrà seguire l’iter legislativo europeo e passare dal confronto con Parlamento europeo e Stati membri prima di diventare definitivamente legge.
Nel frattempo resta in vigore il sistema di controlli previsto dal Digital Services Act. Bruxelles ha già aperto procedimenti sul rispetto delle norme per la tutela dei minori da parte delle grandi piattaforme. In caso di violazioni del Dsa, la Commissione può arrivare a infliggere sanzioni fino al 6 per cento del fatturato mondiale annuo del fornitore interessato.
Il Kids Act aggiunge così un nuovo tassello alla strategia europea sui servizi digitali. E il messaggio lanciato dalla von der Leyen alle aziende tecnologiche è stato piuttosto chiaro: “Siamo noi a decidere le nostre regole, non le Big Tech”.
