Rocky d’Italia alla prova del nove "Noi? Siamo bravi come le donne"

Ad Assago via agli incontri: Cammarelle, Russo e compagni sul ring Obiettivo: sollevare le sorti di un’estate sportiva dominata dalle signore

Rocky d’Italia alla prova del nove  
"Noi? Siamo bravi come le donne"

Sarebbe bello che tuonassero ancora i cannoni del Castello Sforzesco. Accadde oltre 80 anni fa, quando Erminio Spalla, gigantone pugni e scalpello (da scultore), conquistò l’europeo dei pesi massimi. Sarebbe romantico che i tram si fermassero, come capitava quando a Milano pulsava il cuore della boxe dei suoi campioni, quasi si trattasse di Milan e Inter.

E, allora, chissà che stavolta Fratelli d’Italia non diventi una colonna sonora di successo per un’Italia quattro stelle, forte come poche altre volte nel ring dei dilettanti. Cominciano oggi i mondiali della boxe, appuntamento al Forum fino a sabato 12 settembre, giorno delle finali. Un’abbuffata di pugni e storie, boxe e sofferenza.

Il pugilato dei dilettanti è quello dei pugili in maglietta e caschetto, match da tre riprese da tre minuti ciascuna, famigerate macchinette conta pugni, manovrate dai giudici, a decidere l’esito di un incontro. Sedute di gara mattina, pomeriggio e sera, un grande avvenimento come Olimpiadi o Mondiali non è proprio una passeggiata.

I pugili vengono da tutto il mondo, Asia e paesi africani in gran quantità, 623 boxeur di 143 paesi, oltre 600 match. Fra le stelle cubani e russi, ucraini e bielorussi, irlandesi e kazaki, asiatici e sudamericani, mentre gli americani stanno cercando tesori perduti. Ma stavolta ci siamo anche noi: un’Italia a quattro stelle, come non capitava di ritrovare da almeno 25 anni.

Bisogna risalire, infatti, alle Olimpiadi di Los Angeles ’84, cinque medaglie, fra cui l’argento nei supermassimi di Francesco Damiani che oggi è il ct di questa nazionale. E sarà un caso se un altro supermassimo, Roberto Cammarelle, campione sia ai mondiali di Chicago sia ai giochi di Pechino, l’unico milanese della compagnia, sarà la stella d’oro puro di questa nostra boxe.

Ecco l’unica squadra azzurra che sfodera tutti gli attributi per dimostrare all’Italia in rosa di questa estate sportiva che gli uomini non si sono ancora messi le gonne. Diciamolo pure, in un paese maschilista come questo, le ragazze che vincono fanno ebbrezza e diletto e sono il sale. Però manca il pepe.

Insopportabile vedere tanti ragazzotti del nuoto o dell’atletica prendere gran sberle in faccia senza mai dire: ci siamo anche noi. Invece l’Italia del pugno che conquista ha la chance per rispondere a suon di medaglie.

Roberto Cammarelle e Clemente Russo, napoletano un po’ spaccone e birbone, campione mondiale dei massimi a Chicago, argento con rimpianto a Pechino, tireranno le fila.

Subito dietro il peso mosca Vincenzo Picardi, bronzo ai mondiali e olimpiadi, e il leggero Domenico Valentino, bronzo ai mondiali 2005 e argento nel 2007. Italia composta prevalentemente da agenti di polizia, un gruppo campano che fa qualità grazie alla scuola di Marcianise. Movimento di 9419 tesserati con un seguito di tre milioni di appassionati.

E le donne non stanno più solo a guardare. Sarà il trionfo dei sogni di Cammarelle che combatterà nella sua città: ha deciso di lasciar perdere il professionismo, sapendo che tirare fino a Londra 2012 sarebbe un affare economico anche da dilettante. «Vorrei vedere il Forum pieno, punto al record dei tre podi di fila nei mondiali. E so che è più difficile fare il papà che riconquistare un’altra medaglia».
Se lo spiegherà anche agli avversari, saranno guai. È un maestro dei pugni a martello.