I molto onorevoli distillatori giapponesi, quando si tratta di estrarre spiriti da un alambicco, sono perfetti. Dal tradizionale shochu al whisky, perseguono l'ideale apollineo del distillato privo di qualsivoglia difetto, l'artigianalità dell'eccellenza (monozukuri). È dunque poca la sorpresa quando ci si accorge che anche nel gin il risultato è la purezza e l'equilibrio totali.
Roku, il gin del colosso Suntory (distribuito in Italia da Stock), non è una novità. Anzi, è uno dei best-seller mondiali. Realizzato a partire da 6 botaniche locali (i fiori e le foglie di ciliegio, le foglie di té varietà Sencha e Gyokuro, il pepe Sansho e le bucce di yuzu), è costruito a partire dal concetto di shun, il principio giapponese per cui ogni ingrediente deve essere raccolto all'apice della sua aromaticità.
La "Seasonal festival collection", una serie di 4 edizioni limitate dedicate alle botaniche divise per stagioni, esalta questa filosofia. E dopo il "Sakura bloom", dedicato alla fioritura dei ciliegi, ora è il turno di "Noryo tea edition", gin che valorizza le due varietà di té della ricetta: il Sencha fresco e vegetale e il Gyokuro, più ricco e umami. Il noryo è l'antica tradizione di trovare refrigerio dal caldo attraverso momenti di condivisione, come sorseggiare un té verde freddo. Sorseggiare un gin tonic non è poi così idealmente differente...
Al naso il Roku Noryo è erbaceo, freschissimo, con una sfumatura di zenzero e fiori bianchi, mentre al palato si fa più speziato e rotondo, con una parte di astringenza data dalle foglie di té che allunga il finale.
Un gin clamorosamente beverino ed estivo, che con la tonica (o nel Gin Fizz) dà il meglio, ma che può regalare gioie anche in cocktail più strutturati: nell'Aviation e nel Martinez bilancia la dolcezza del Maraschino, mentre nel Martini classico bisogna amare lo stile vegetale. Più difficile nel Negroni, dove le botaniche erbacee di bitter e vermut rischiano di moltiplicare l'effetto.Roku Noryo Tea edition, 43%, 28 euro