Pochi gli immigrati ricoverati? "Hanno avuto i morbi tropicali"

Non è un caso che sono iniziati i test per verificare l'efficacia del vaccino anti tubercolosi contro il coronavirus: chi ha contratto altre patologie potrebbe aver sviluppato un sistema immunitario in grado di aggredire il nuovo virus

Pochi gli immigrati ricoverati? "Hanno avuto i morbi tropicali"

I tempi per vaccini dedicati sono lunghi, questo si sa: già da quando il nuovo coronavirus ha fatto la sua comparsa, si è detto che per le ricerche in tal senso occorrerà aspettare parecchio, forse più di 12 mesi.

I test vanno avanti, in tutto il mondo c’è una vera e propria corsa al vaccino, ma per la sua commercializzazione su vasta scala il tempo non è a vantaggio di chi in questo momento sta patendo la pandemia. Ed allora, ecco che gli studiosi stanno valutando la possibilità di utilizzare i mezzi che sono attualmente a disposizione. E, in particolare, tirar fuori vaccini scoperti già 100 anni fa e potenzialmente in grado di arrestare la corsa del nuovo virus.

Tra tutti, a spiccare è il vaccino contro la tubercolosi, ossia il Bcg, bacilloCalmette-Guerin. Così come raccontato su LaVerità, a differenza di molti altri vaccini proprio il Bcg sarebbe in grado di rafforzare il sistema immunitario innato. Quest’ultimo, come si sa, agisce come un vero e proprio esercito in grado di attivarsi quando c’è un pericolo all’interno del nostro corpo e difenderci da virus, batteri ed altri micro organismi in grado di infettarci.

Il sistema immunitario innato, in questo contesto, è paragonabile ai soldati posti in prima linea, quelli cioè che innalzano una barriera contro i microorganismi ed impediscono loro di entrare. Con il vaccino anti tubercolosi allora, almeno è questa la speranza, si potrebbe potenziare il sistema immunitario posto in prima linea, anticipando in qualche modo l’ingresso nel nostro organismo del nuovo coronavirus.

Diversi test in tal senso sono iniziati in vari laboratori di tutto il mondo. E questo potrebbe anche portare ad ipotizzare, in caso di esito positivo, che in generale tutti coloro che hanno avuto un sistema immunitario stimolato in passato possono avere maggiori chance contro il virus che ha sconvolto il mondo in questo inizio 2020.

Quasi paradossalmente, come ha raccontato sempre su LaVerità l’infettivologo Renzo Scaggiante, chi soffre di malattie autoimmuni oppure ha avuto un sistema immunitario molto stimolato, potrebbe avere meno possibilità di sviluppare i problemi portati dal nuovo virus. E non è un caso forse, che gran parte delle vittime causate dal Covid-19 siano anziane, soggetti cioè dove il sistema immunitario agisce in maniera molto più lenta. I bambini, al contrario, hanno dimostrato in questi mesi una grande capacità di resistenza al virus.

Ma non solo: è possibile che chi ha contratto malattie quali la tubercolosi, oppure chi è venuto a contatto con batteri, virus e morbi tripicali abbia già un sistema immunitario tanto sviluppato da riuscire a mettere fuori gioco il coronavirus in modo naturale. Lo ha spiegato sempre Scaggiante: "Il virus quando trova un ospite che non ha anticorpi, agisce indisturbato - ha dichiarato lo studioso - Se però il sistema immunitario è più pronto, come quello di un bambino, fatica a replicarsi".

E quindi, questo potrebbe spiegare il motivo dei pochi ricoverati tra i migranti in Italia: nei centri di accoglienza si è registrato qualche caso, ma in generale negli ospedali il numero di persone ospitate in queste strutture è davvero esiguo. Forse, per l'appunto, il loro sistema immunitario potrebbe essere stato più sollecitato e quindi maggiormente pronto a prevenire le complicazioni del Covid-19.

Una chiave di lettura che spiegherebbe, tra le altre cose, come mai l'epicentro della pandemia è l'Europa al momento e non l'Africa. Nel continente nero il virus ha sì colpito, ma non sembra aver attecchito: molti Paesi hanno introdotto rigide misure di contenimento, anche per la consapevolezza di avere fragili sistemi sanitari, tuttavia al momento il numero dei casi rispetto all'Asia, all'Europa ed al Nord America appare ridimensionato.

Il virus però, come sottolineato dalla comunità scientifica internazionale, è ancora poco conosciuto: difficile quindi confermare le ipotesi fin qui fatte, ma è altrettanto difficile smentirle. Occorrerà tempo prima di capire il livello di incidenza del sistema immunitario individuale nello sviluppo delle patologie connesse al nuovo coronavirus.

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