Coronavirus, a che punto è il vaccino

Il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza, spiega che, vista l'emergenza mondiale, potrebbero essere abbreviati i tempi per avere il vaccino contro il Covid-19

È una lotta contro il tempo: scienziati e ricercatori sono all’opera per trovare la cura vincente contro il Coronavirus. Il vaccino, le cui tempistiche variano, normalmente, da uno e tre anni, per l'eccezionalità della situazione che tutto il mondo sta vivendo, potrebbe arrivare molto prima del previsto.

Le tempistiche

Come riporta IlMessaggero.it, la speranza è che i tempi si accorcino il più possibile: "Prima è necessaria la sperimentazione in vitro, poi si passa a quella animale - afferma Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità - Le fasi di sperimentazione umana successive sono poi tre. Bisogna vedere di quanto saranno abbreviate in questo caso perchè, quando c’è una pandemia in corso, le agenzie regolatorie tendono ad essere generose, si soppesano i vantaggi e gli svantaggi. Per un vaccino, generalmente, servono molti anni ma in questo caso potremmo averlo entro 1-3 anni".

Il vaccino entro un anno

L'ottimismo per avere, quanto prima, una soluzione contro il Coronavirus, deriva dalle forze in campo: tutto il mondo fa a gara per trovare una soluzione in tempi rapidi. "Di vaccini allo studio ce ne sono diversi - sottolinea Rezza - si stanno studiando, per esempio, vaccini con vettori virali non replicanti. Inoltre, vaccini ne stanno sperimentando gli israeliani, altri i cinesi, altri ancora gli americani - continua Rezza - alcuni usano piattaforme già utilizzate per altre malattie infettive e questo è estremamente interessante come approccio. Poi, ci sono anche grandi aziende farmaceutiche che ne stanno sperimentando altri tipi. Insomma, credo che arriveranno relativamente presto, forse nel giro di un anno".

Intanto, ecco i farmaci

Nel frattempo, si cerca di contrastare il Covid-19 come si può e L'Italia è in prima linea: all'ospedale "Cotugno" di Napoli sta dando ottimi risultati, su alcuni pazienti, un farmaco utilizzato finora per l’artrite reumatoide. Inoltre, si stanno testando vecchi farmaci anti-Aids, progettati per bloccare l’enzima che permette al virus Hiv di penetrare nelle cellule per capire che risultati possano dare. E le possibilità che presto si possa avere un farmaco efficace e testato non sono così remote. "Le terapie potrebbero arrivare in 6 mesi - spiega Rezza, ma se si tratta di farmaci già noti anche prima".

Lo studio olandese

Sembra promettente anche uno studio dei ricercatori dell’Università olandese di Utrecht con gli anticorpi già utilizzati per abbattere il virus Ebola. "Gli anticorpi monoclonali - spiega Rezza - si mettono a punto abbastanza velocemente. Sono stati utilizzati anche contro l’Ebola: è come se avessimo il plasma del malato con gli anticorpi. In questo caso, sono tutti specifici e proprio perché sintetici non provocano grandi effetti collaterali". Il Direttore ha affermato, però, che "va validata la sperimentazione: in teoria possono funzionare, però ci vuole un po’ di tempo, nell’ordine dei mesi, per testarne l’efficacia".

Per il momento, non essendoci una cura specifica, si cerca di tenere a bada i sintomi sperimentando diverse cure "per esempio, utilizzando il farmaco che blocca l'interleuchina 6. Si tratta di farmaci che hanno come obiettivo quello di regolare le risposte dell’organismo che talvolta tendono a essere esagerate", conclude Rezza.

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Commenti

buonaparte

Lun, 16/03/2020 - 18:57

si puo fare in molto meno.